La Famiglia Barbacci di Toscanella e il pittore Filippo Luarenzi da Rimini

Giusto Barbacci, figlio di Averso, si trasferì da Barbarano a Toscanella, dove assunse il ruolo di comandante delle guardie comunali e sposò Benedetta Pocci, tuscanese, figlia del nobile Fabrizio.
La coppia ebbe quattordici figli. Il più noto fu Antonio, nato nel 1642 e battezzato il 24 marzo con il secondo nome di Liberato. Fu patrizio tuscanese, protonotario apostolico, dottore in sacra teologia e in diritto civile e canonico, nonché arciprete della cattedrale di San Giacomo Maggiore Apostolo. Scrisse una rilevante storia di Tuscania nel 1704.

La famiglia risiedeva nella parrocchia dei Santi Marco e Silvestro.
Tra gli altri figli, nati a partire dal 1630, si ricordano: Piana, Averso (così chiamato in onore del nonno paterno), un secondo Averso, Francesco Ludovico (nato nel 1635), Angelo, Domenico, Diana, Francesca, Giuseppe, Anna Maria, un’altra Anna Maria, un terzo Averso, e Brigida Maria (nata nel 1655).

Tra i loro amici figuravano i nobili tuscanesi Cristoforo Consalvi e Livia Ragazzi: nel 1708, nella chiesa di San Biagio, fu posta una lapide in loro memoria con gli stemmi di entrambe le famiglie.

I cugini dei fratelli Barbacci erano i figli di Bernardino Pocci, zio materno: Domenico, che divenne priore del convento di Sant’Agostino con il nome di Fulgenzio; Francesco, capitano; Cesare, primicerio della cattedrale; e Pietro Giovanni, gonfaloniere del popolo del Comune di Toscanella.

La famiglia Barbacci commissionò un dipinto al pittore Filippo Laurenzi da Rimini, collocato nella chiesa di San Silvestro nel 1687. L’opera raffigura Sant’Antonio da Padova, celebre predicatore francescano, dotato dei doni della scienza, sapienza e umiltà, oltre che maestro di teologia. Successivamente, il dipinto fu trasferito nella chiesa di San Marco, dove si trova tuttora.

L’opera si distingue per la raffinatezza dell’esecuzione e la delicatezza dei colori: due angeli reggono un giglio e un libro, mentre il Santo, in preghiera nella sua cella, ha la visione del Bambino Gesù.
Il giglio simboleggia la purezza e la lotta contro il male; il libro rappresenta la scienza, la dottrina, la predicazione e l’insegnamento ispirati alla Bibbia.
Nel dipinto compare anche lo stemma della famiglia Barbacci, con una corona, una barba, tre stelle e uno scaglione, simbolo del grado militare, in omaggio a Giusto.

Nel 1704 don Antonio battezzò, nella chiesa di San Marco, Averso, figlio di suo nipote Giusto (patrizio tuscanese) e di Anna Vittoria Petrighi (patrizia cornetana e tarquiniese). Nel 1713 battezzò anche un’altra figlia della coppia, Rosa.

Il 28 febbraio 1710 il primicerio Antonio Barbacci, per la monacazione della nipote (da parte di sorella) Suor Anna Maria Silvi, depositò 300 scudi presso il monastero di San Paolo delle Clarisse Urbaniste a Toscanella come dote, somma proveniente da un censo di 600 scudi lasciato in eredità dal padre, il capitano Giusto.
Alla cerimonia erano presenti tutte le monache vocali, tra cui l’abbadessa Chiara Saveria Fani e molte altre religiose di famiglie tuscanesi.

Il santese del monastero era Artibale Consalvi, incaricato della gestione dei lavori e delle necessità della chiesa e del convento.

Giusto “secondo”, omonimo del nonno, fu anch’egli capitano delle milizie e ricoprì la carica di consigliere comunale di Toscanella dal 1737 al 1743; suo figlio Averso ricoprì lo stesso ruolo dal 1745 al 1751.
Nel 1730 il conte Bernardino Anguillara sposò Benedetta Barbacci, figlia di Giusto “secondo” e nipote di Antonio.
Antonio scrisse una versione compendiata della storia di Tuscania, lodata dal vescovo di Toscanella e Viterbo Andrea Santacroce. Morì nel 1735, all’età di 93 anni.

La sorella di Benedetta, Rosa Barbacci, sposò nel 1746 Gabriele Cristofori.

Sempre nel 1746, il capitano Giulio Barbacci, nipote di Giusto e di don Antonio, fu inviato a Roma dalla Giunta comunale di Tuscania per ottenere un monitorio dal Segretario del Ministero del Buon Governo, a conferma della competenza del Comune sulla Fiera di Tuscania. Tuttavia, il documento fu negato per incompetenza del Ministero, e Giulio dovette rivolgersi all’autorità giudiziaria. La spesa per il monitorio fu di soli 9 paoli. Giulio approfittò dell’occasione per presentare anche la richiesta di rimborso per alcune spese sostenute in passato per conto del Comune. Chiuse la lettera con deferenza, chiedendo che fosse disposto il rimborso tramite bolletta.

Nel 1814 Francesco Barbacci fu tra i notai attivi a Tuscania.


FONTI E BIBLIOGRAFIA

  • ACAT – Archivio Capitolare di Tuscania
  • AVET – Archivio Vescovile di Tuscania
  • Piero Lanzetta – Appunti su stemmi, famiglie e palazzi di Toscanella (Tuscania) e dintorni
  • Fulvio Ricci – Una ignota tela seicentesca dalla chiesa di San Silvestro a Tuscania
  • Antonio Barbacci – Relazione dello stato antico e moderno della città e chiesa di Toscanella

Loreti Mauro


Fonte: Ontuscia.it