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● – STORIA, VENERAZIONE E SANTUARIO DELLA MADONNA ADDOLORATA.

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Il Santuario. Domenica 1 Maggio alle ore 11:30 in Cattedrale  il Vicario generale della diocesi don Luigi Fabbri a nome del Vescovo Mons. Lino Fumagalli, in vista del centenario dell’incoronazione della Madonna Addolorata  regina di Tuscania avvenuta nel 1923 ha deciso di erigere la Chiesa di San Giovanni a "Santuario diocesano dell'Addolorata". Mons. David Maccarri ne sarà il rettore. A Tuscania c’è una grande venerazione per la Vergine Addolorata, una venerazione che supera ampiamente quella dei Santi Patroni di Tuscania, Veriano, Secondiano e Marcelliano. Non tutti conoscono la storia di questa immagine e mi sembra giusto pubblicare questa storia e come si è arrivati a questa grande venerazione. Luigi Pica.
 
LA STORIA
 
(tratto da un opuscolo di Pericle Scriboni, liberamente rielaborata da Luigi Pica)
 
La storia ha inizio nel secolo scorso, nell’Ottocento. Un nobile tedesco della famiglia Nodoler, giunto a Tuscania, una ragazza della famiglia degli Eusepi, sì innamorò e la fece sua sposa. Nel loro viaggio di nozze, visitando un convento di frati, nell’Alsazia, i due sposi restarono colpiti da una scultura, eseguita da un ignoto frate su di un legno tuttora sconosciuto: era un volto di donna in una espressione di grande dolore con gli occhi rivolti al cielo e la bocca semiaperta, un’espressione di grande sofferenza;  le mani pendevano ai fianchi in abbandono, quasi ad implorare il cielo per questa grande sofferenza.
 
I Nodoler acquistarono la scultura e, al loro rientro in Italia, la portarono a Tuscania. L’immagine, vestita di nero, fu posta in una stanza della casa degli Eusepi, che, da quanti la visitarono, fu chiamata la stanza della Madonna.
 
Si sparse ben presto la voce che richiamò la maggior parte dei tuscanesi, a venerare quell’immagine che poi venne chiamata l’Addolorata.
 
Da molte testimonianze, si apprende che l’immagine, incominciò ad elargire grazie e la casa degli Eusepi divenne luogo di pellegrinaggio di malati e di sofferenti, tanto che i coniugi Nodoler decisero di farne dono alla Parrocchia di San Giovanni Decollato.
 
Nel 1845 l’Addolorata, rivestita di abito nero ricamato con fili d’oro purissimo, venne esposta alla venerazione dei fedeli nella cappella situata sulla parete di destra della chiesa.
 
Finalmente l’Addolorata dei Nodoler fu veramente e per sempre dei Tuscanesi che iniziarono un vero e proprio culto per questa straordinaria immagine. La cappella di San Giovanni, che ospitava l’immagine, si arricchì di doni per grazie e miracoli ricevuti e il popolo devoto, da allora in poi, l’ha portata per le vie del paese in solenne processione.
 
LA DEVOZIONE. Non possiamo dire con esattezza - perché non abbiamo documenti - quando, per la prima volta, l’Addolorata fu portata in processione per le vie di Tuscania nella prima macchina, costruita dai fedeli per il trasporto dell’immagine, è stata rilevata una data: 1845; questo lascia supporre che i tuscanesi vollero, nell’anno stesso della donazione dei Nodoler onorare pubblicamente e trionfalmente l’Addolorata.
 
Da allora la venerazione per la Vergine Addolorata si radicò profondamente nel popolo. Nelle case dei nobili, come in quelle dei poveri, la sua Immagine troneggiava sulle pareti. Nel territorio tuscanese, ovunque fosse presente un nucleo familiare, ovunque era vita nelle capanne dei butteri, in quelle dei mandriani, dei pastori, nei cascinali e nei casali sparsi per la campagna, c’era l’Immagine che i tuscanesi chiamarono e chiamano, la loro Madonna.
 
In ogni parte d’Italia e del mondo, ove sono famiglie tuscanesi, con essi è la nostra Madonna, così pure in ogni campo di battaglia, ove la nostra gioventù venne chiamata a servire la Patria, la Vergine SS. Addolorata, con la sua immagine, fu madre consolatrice e dolce compagna, per quanti di essi, morirono in guerra.
 
Sicuramente la venerazione per l’Addolorata, è così sentita che supera di gran lunga la venerazione per i SS. Martiri, patroni di Tuscania. Città mariane si contano numerosissime in Italia ma credo che Tuscania può essere definita senza dubbio la “Città mariana dell’Addolorata”.
 
La prima “macchina” o “trono”, con la quale fu trasportata l’immagine, come abbiamo già detto, risale al 1845. Essa era portata a spalla da 16 giovani, scelti tra i soci della confraternita della Misericordia, vestiti con lunghi camici bianchi stretti ai fianchi da un nero cordone. Il peso che ognuno portava, per oltre un chilometro, si aggirava dai 50 ai 70 chilogrammi.
 
Portare la “macchina”, oltre che essere considerato un grande onore, per molte famiglie locali si trasformò in una vera e propria tradizione da custodire gelosamente e tramandare di padre in figlio, tanto che gli “Araldi” di oggi sono, in buona parte, i pronipoti di quelli di ieri.
 
 



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