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* GIULIO CAPATI E ANDREA RIZZI: CHI CACCIA LA LEPRE E CHI IL BOSONE

Pubblicato da Luigi Pica in Articoli Toscanella · 31/1/2013 10:14:15

Il giorno della fiera mi sono incontrato con Giulio Capati, noto cacciatore e "anagrafaio" del comune di Tuscania, mentre sorseggiavamo l’ormai famoso amaro "Pian di Mola" gentilmente offerto dall’agro-artigiano Olindo Cosimelli, parlando del più e del meno mi ha raccontato di suo genero, Andrea Rizzi scienziato del CERN, sposato con la figlia, la dott.ssa Eugenia Capati giovane e affermata cardiologa (nella foto a dx).

Devo essere sincero, ho creduto che  Giulio, cacciatore incallito, mi raccontasse qualcosa, come racconta le sue avventure di caccia che spesso terminano con un carniere pieno di cicoria, oppure che l’amaro di Olindo fosse "generoso", spinto dalla curiosità ho fatto una ricerca in internet e sono rimasto stupito di come un giovane abbia potuto raggiungere livelli di ricerca così elevati, difatti Andrea Rizzi (nella foto a sx mentre riceve un riconoscimento dalle mani del Presidente Napolitano) è un ricercatore che fa parte dell’equipe da sempre a caccia del bosone di Higgs: la particella di Dio. luigi pica.

Ecco cosa dice di lui "Il Tirreno" di Grosseto (lo puoi vedere a questo link):

Da anni è impegnato a far collidere i protoni e si è messo sulle tracce del bosone di Higgs: la particella di Dio che gli scienziati di mezzo mondo provano a scovare. La sfida più grossa? Quella di averci provato prima in Svizzera e di ritentare la sorte ora in Italia. Decisione coraggiosa, perché «tornare vuol dire fare una carriera più lenta, ma credo ne valga la pena».

Lo disse lui stesso in un'intervista dopo aver vinto il bando Rita Levi Montalcini. Lui, Andrea Rizzi, 32 anni, residente a Gavorrano e follonichese nell'anima, ha vinto una gara per giovani ricercatori finanziata dal ministero dell'istruzione per favorire il rientro dei cervelli in fuga: sfida lanciata a "quelli bravi" e che il giovane scienziato ha raccolto grazie a uno strepitoso talento da ricercatore. Rientrato dalla Svizzera si è conquistato un posto in patria insieme ad altri 35 "cervelloni" italiani provenienti dalle facoltà più disparate.

Laurea in Normale, dottorato in fisica sempre a Pisa e post dottorato a Zurigo, a Grenoble è stato premiato dalla Società europea di fisica (Eps) che ha assegnato dieci riconoscimenti. Di questi dieci, cinque sono italiani e nella cinquina figura proprio lui, gavorranese d'origine e follonichese d'adozione, che si è distinto tra luminari internazionali. Il premio più prestigioso è andato al presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) Luciano Maiani per il suo lavoro sulla fisica delle particelle e delle alte energie; gli figurano accanto i colleghi Sheldon Lee Glasgow (Nobel nel 1979) e John Iliopoulos.

Il premio giovani fisici è andato a una coppia italiana: Paolo Creminelli per la cosmologia e Andrea Rizzi «per i suoi contributi al software di ricostruzione e per i programmi di fisica dell'esperimento Cms dell'Lhc». L'Lhc è l'acronimo di Large Hadron Collider ed è l'acceleratore di particelle del Cern di Ginevra: il più grande e potente mai realizzato. Quattro diversi esperimenti - nell'ambito dell'Lhc - stanno studiando le collisioni tra particelle con tecnologie differenti. Rizzi è impegnato in uno di questi e precisamente nel rivelatore ermetico Cms ("Compact muon solenoid") collocato in una caverna sotterranea a Cessy, in Francia.

Un apparato sperimentale di dimensioni notevoli che potrebbe spalancare la strada a nuove scoperte sulla fisica, come «il famoso bosone di Higgs noto come particella di Dio» (cercato dagli scienziati di tutto il mondo), capace di conferire massa ad altre particelle. Il giovane scienziato è felice del premio anche se sfoggia umiltà: «Il riconoscimento importante è andato a Maiani, quello equivale a un Nobel. Il mio è un premio minore dato ai giovani fisici», spiega lui. Ma è comunque un premio pesante. Tornato da Ginevra a Pisa, ora Rizzi è preoccupato per il futuro.

«Sono qua con il bando Montalcini, formulato in un 3+3: cioè tre anni a tempo determinato rinnovabili con altri tre. Ma a dir la verità non sappiamo se gli anni successivi ci saranno davvero: è tutta un'incognita «che dipende dalla disponibilità o meno di risorse e dal fatto che il governo si ricordi o meno di stanziarle». L'università si barcamena. Un tempo c'erano le figure di ricercatore nel senso classico e nobile del termine; ora i contratti sono strizzati all'osso. Anche con questo programma per "cervelli in fuga" non è facile: «siamo nel caos e temo per il mio futuro in Italia».



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