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Il giudizio formulato da Sabatino Moscati, che definisce perfettamente la situazione storico-
1) Le origini della città sono coeve a quelle di Tarquinia e, quindi, nessun rapporto di subordinazione può ravvisarsi tra due centri, ad eccezione degli influssi artistici e culturali che la città marittima esercitò nel comprensorio.
2) Anzi, successivamente la leadership passò a Tuscania che divenne il più importante centro dell'Etruria interna, per lo meno fino al secolo XII d.C. quando la supremazia sul territorio fu assunta da Viterbo.
3) La maggiore notorietà di Tarquinia deriva da una martellante pubblicità e dal "fattore visibilità", cioè dipende dalla sua posizione strategica sulla Via Aurelia e sulla via ferroviaria d'importanza nazionale; invece Tuscania, dopo il declino della Via Clodia, sostituita dalla Cassia, rimase e rimane nascosta in una nicchia della Maremma etrusca, lontana dai traffici e dalle grandi strade dove, come è noto, oltre alle merci e alle persone, viaggiano anche le notizie e le idee. Per cui questa città è rimasta sconosciuta al grande pubblico.
Va, inoltre, precisato che l'isolamento attuale spesso ha provocato quel particolare effetto psicologico tendente a trasferire nel passato la visione del presente, inducendo alcuni studiosi e compilatori di guide turistiche a non considerare che l'assetto territoriale e viario nell'antichità classica era completamente diverso da quello attuale.

Di conseguenza, nonostante le clamorose scoperte degli ultimi decenni, studiosi e mass media continuano a ripetere le vecchie e fuorvianti teorie ottocentesche relative ad "un centro secondario gravitante nell'area tarquiniese".
Questa opinione, oltre a consolidarsi, si era "istituzionalizzata", al punto che anche la cultura accademica, un po' per inerzia, un po' per i soliti vincoli politici e lobbistici, non riusciva a cambiare paradigma.
Infatti, anche il filologo A. Maggiani si attiene allo stesso quadro epistemologico nel suo saggio su "Appunti sulle Magistrature Etrusche" (1998) dove a pag. 134 insiste ancora nell'inserire Tuscania "nell'ager tarquininiensis", riproponendo la vecchia classificazione proposta del CIE (Corpus Inscriptionum Etruscarum).
Questa obsoleta classificazione si riportava a quel periodo oscuro dell'Ottocento quando, come abbiamo già detto, Tuscania più che una città etrusca veniva considerata una ricca miniera da scavare, dilapidare e sfruttare, a fini commerciali e museali.
La suddetta classificazione, dopo gli studi e le scoperte degli ultimi decenni, andava cambiata.
Ma anche il CIL (Corpus Inscriptionum Latinarum) non andò esente da inesattezze ignorando che la lapide del quattuorviro C. Vetilio fu trovata presso l'Abbazia di S. Giusto, nelle immediate vicinanze di Tuscania.
Ed anche la lapide del quattuorviro L. Numisio fu rinvenuta tra le rovine del Rivellino, al centro della città, come riferito in mio saggio intitolato "La Cultura della Via Clodia", pubblicato nel 2002.
L'autonomia politica ed istituzionale di Tuscania è stata dimostrata con ineccepibili argomentazioni da Alessandro Morandi, docente di Etruscologia a Roma, su due importanti saggi. Il primo riguarda i "Documenti epigrafici e la questione della lingua etrusca" (2005) dove, a proposito del ruolo della città, diceva che "questo di Tuscania è un po' speciale, in particolare per la sua ricchezza e per la singolare occorrenza di voci lessicali atte ad una speculazione ermeneutica-
Recentemente, l'archeologo Stephan Steingraber, membro del Comitato Scientifico dell'Associazione di Studi "V. Campanari", a proposito di una ricerca sull'Etruria rupestre (in Atti del Convegno di Studi Etruschi ed Italici, Roma-
Tuttavia non solo sotto l'aspetto artistico Tuscania assunse un ruolo primario, ma anche e soprattutto dal punto di vista politico, viste le risultanze delle ricerche di A. Morandi, in base alle quali il centro si poneva come una Città-
Sembra che in questo settore degli studi di Etruscologia si sia verificata una eccessiva frammentazione ed un settorialismo, generato probabilmente da una carenza di collaborazione tra Soprintendenze e Università.
La Regione Toscana procede per proprio conto, puntando sulla eccellenza dei propri centri, i quali, per la verità sono curati, restaurati e valorizzati con singolare competenza.
La Tuscia, invece, quasi offuscata dalla grandezza storica di Roma, sembra una zona alquanto emarginata, con interventi episodici, sia in riferimento agli scavi sia in riferimento alle pubblicazioni.
A proposito delle quali spesso ci troviamo di fronte a libri che, per provenire da dilettanti o, addirittura da orecchianti ignari di qualsiasi metodo scientifico, ripetono acriticamente le vecchie teorie o si lasciano prendere la mano dalle più stravaganti fantasticherie.
Estratto da
Miscellanea di Storia Tuscanese
a cura di G. B. Sposetti Corteselli