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Ragioni di regime/2

Colle di San Pietro, una nuova interpretazione

Su un sarcofago tuscanese in Australia (Adelaide)

Rivellino, al via la stagione teatrale

L’ultima indagine di A. Maurizi, il 20/12 in biblioteca

Rievocazione del Tartaglia

Immagini dalla Terra Santa Dal 13/12 al 6/1

Monia Morelli capo della Digos di Viterbo

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Fra i tanti reperti archeologici rinvenuti a Tuscania che riempiono le vetrine dei più famosi musei del mondo spicca sicuramente l’ingente numero dei sarcofagi in terracotta ed in nenfro restituiti dalle necropoli etrusche del nostro territorio.
Ciascuno di loro avrebbe una storia particolare da raccontare, ma soprattutto uno di questi capolavori dell'arte funeraria etrusca è il protagonista di una vicenda che vale la pena di divulgare se non altro per capire le strategie adottate per disperdere il nostro prezioso patrimonio archeologico attraverso canali ambigui che travalicano spesso il confine della legalità.
Si tratta di un sarcofago fittile d'estrema bellezza e in perfetto stato di conservazione, tanto che reca ancora l’originale colore rosso-
Il prezioso reperto apparve per la prima volta in pubblico sul finire del 1983, quando venne inserito in un catalogo (Catalogue 12-
Per quanto riguarda la località sconosciuta potrebbe essere identificata con la valle del Maschiolo dove si affacciano diverse necropoli del periodo tardo-
Nella seduta d’asta svoltasi a Londra il reperto è acquistato da un mercante d’arte di Melbourne per 180.000$ che ne dispone il trasferimento a New York dove al suo arrivo viene sottoposto ad una nuova stima e dotato di un certificato di assicurazione pari a 350.000 $.Ai primi di gennaio del 1984 il sarcofago lascia il Caveau di Lexington Avenue diretto a Singapore dove è “sdoganato” dal suo acquirente nel marzo dello stesso anno per essere trasportato in quel di Melbourne. Agli inizi del 1985, infine, lo sballottato reperto entra a far parte delle collezioni del museo di Adelaide, dove, per ammissione della stessa dr.ssa O’Hea, è oggi l’attrazione principale del museo da lei diretto: numerose sono le gite scolastiche che giornalmente si soffermano davanti allo splendido sarcofago tuscanese. Inoltre è materiale di studio per tutti i laureandi in archeologia nonché fa parte integrante di tutti i programmi didattici del corso di storia dell’arte.
Suo malgrado, il nostro (poco) fortunato antenato è divenuto, in pratica, ambasciatore della nostra storia e della nostra cultura nella lontana terra dei canguri dove troneggia fiero e solitario in una sala tutta per lui con lo sguardo rivolto ad Occidente, verso i luoghi in cui in un tempo lontano visse e morì.Nella fissità delle sue aristocratiche pupille, tuttavia, sembra di scorgere un velo di nostalgia per quei verdi e silenziosi poggi dai quali fu strappato un giorno, anzi... una notte!
Riccardo Fioretti