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Ragioni di regime/2

Colle di San Pietro, una nuova interpretazione

Su un sarcofago tuscanese in Australia (Adelaide)

Rivellino, al via la stagione teatrale

L’ultima indagine di A. Maurizi, il 20/12 in biblioteca

Rievocazione del Tartaglia

Immagini dalla Terra Santa Dal 13/12 al 6/1

Monia Morelli capo della Digos di Viterbo

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Due grossi misteri incombono sul passato di Tuscania. Il primo è riferibile al periodo etrusco: a Tuscania non si sviluppò un processo sinecistico.
Questo significa che Tuscania non era una città. L’archeologa Stefania Quilici Gigli sostiene che era un insieme di villaggi sparsi per la campagna, orbitanti attorno al colle di San Pietro. Tra il VII e il VI secolo a.C. nel territorio dell’Etruria i villaggi si aggregarono per dar vita ad un fenomeno di urbanizzazione sul modello delle città greche.
Perché questo non avvenne a Tuscania, che ne aveva la piena possibilità sia come spazio fisico, risorse e numero di abitanti? Vale la pena di ricordare che le locali associazioni archeologiche hanno censito almeno una trentina di necropoli disposte attorno al colle o dislocate nelle campagne.Il secondo mistero riguarda il periodo altomedioevale, quando Tuscania eleva le due basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, l’una ai piedi e l’altra alla sommità del colle omonimo.
Giungendo da Viterbo è impossibile non vederle ed evitare ammirati la domanda: perché proprio a Tuscania?Quello che non si vede è però un dato della massima importanza. Attorno al colle la comunità cristiana edificò una quindicina di chiese a coronamento delle due basiliche, ambedue cattedrali in tempi successivi. La domanda allora diventa: perché a fronte di questa potente presenza del cristianesimo sia sul piano numerico che su quello qualitativo, Tuscania non presenta nessun tempio pagano? A questo proposito occorre ricordare due particolari.
Nel tentativo di sradicare culti, superstizioni e tradizioni, le comunità cristiane costruirono chiese dove un tempo c’erano templi pagani, giungendo spesso a riadattare gli antichi edifici di culto. Sotto le nostre chiese è impossibile, quindi, che non esistano templi, dal momento che insieme ad altre edifici minori presidiano una zona ad intenso significato archeologico.
Nel confronto con la Tuscia, Tuscania presenta una situazione di primato politico-
In questo percorso occorre preventivamente soffermarci su una considerazione relativa ai numerosi studi sulle due basiliche che si sono succeduti nel tempo: tutte appaiono contraddistinte dalla settorialità. Di volta in volta, cioè, è stata presa in esame o la facciata, o la pittura, o l’architettura o una basilica alla volta, dimenticando che i due monumenti sono intimamente connessi e insieme al colle costituiscono una vera e propria configurazione. Il significato di essa, allora, apparirà chiaro solo quando chiesa di San Pietro, chiesa di Santa Maria Maggiore, colle e segni vengono studiati come intimamente correlati. In questa ottica non è difficile capire che le due basiliche, edificate nel IV secolo come attestano numerose evidenze, segnano il punto iniziale e quello finale di un itinerario sacro da percorrere con una processione che verosimilmente sostituiva l’omologa cerimonia pagana.Le stesse evidenze segnalano che sul colle in epoca pre-
Portato a Roma dall’imperatore Eliogabalo il dio Sole era stato istituzionalizzato in tutto l’Impero da Aureliano. Costantino, che prima della conversione era un adoratore del Sole, aveva aperto la strada a Cristo. Sul colle di San Pietro il vero “Sole” sostituì quello pagano e ancora oggi continua a illuminare la Tuscia e ogni uomo che cerca la verità.Mario Tizisocio Archeotuscia