Madera Brannetti


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Introduzione

Madera, qualche anno prima della sua morte, consegnò a Padre Stefano, un frate conventuale cappuccino, confessore ordinario delle monache clarisse ed anche suo confessore, e a suor Giuseppina, la abbadessa del monastero di San Paolo, un’agenda e alcuni quadernetti, nei quali, a cominciare da 14 anni, da quando cioè aveva fatto i santi esercizi con le giovani di Azione Cattolica, aveva trascritto pensieri riguardanti la vita spirituale e osservazioni e annotazioni sul proprio comportamento. Osservazioni e annotazioni che continuerà poi per tutta la sua vita, e nelle quali si preoccupava soprattutto di fissare, ad ogni inizio di anno, dei propositi che poi, alla fine dell’anno, verificava se li avesse seguiti. In più una serie di note spirituali attraverso le quali cercava di misurare il suo cammino nella perfezione e soprattutto il crescere del suo amore per Gesù.


Monastero S. Paolo delle Clarisse. Cortile interno.Sullo stendardo: "Gioventù Femminile Azione Cattolica" (sotto (non si legge) "Comitato Diocesano Tuscania") 1950 ca.(da sinistra, prima fila in alto) 1.Lena Loreti 2.Pina Venturini 3.Elvetra Testa 4.Chiarina Regni in Brunori 5.Aude Sartori 6.Ilia Leonardi 7.Maria Paparozzi 8.Maria Nardi 9.(volto semicoperto) Madera Brannetti; (seconda fila) 1.n.i. 2.Giovanna Silveri in Bianchi 3.Rosa Minni detta la Torinese 4.Teresa Tenti (poi suor Maria Immacolata di Nostra Signora di Lourdes, monaca Clarissa) 5.n.i. 6.Cleofe Valentini in Corsetti 7.Artemia Rogo in Foschi 8.Concetta Corona 9.Elva Corinti; (sedute) 1.Leda Venturini 2.Rosina Dottarelli 3.Giulia Falleroni in Tosaroni 4.n.i. 5.Maria Patrizi in Giommoni 6.Aurilla Guidozzi in Oriolesi 7.(isolata) Mena Albanesi.

C’è in questi scritti la storia della sua anima, del suo cammino verso la perfezione, un cammino che si svolge in un continuo colloquio con il Signore, nel quale Madera, a Lui rivolgendosi, come ad una persona conosciuta da sempre e a lei tanto vicina, mette allo scoperto le sue inclinazioni naturali, i suoi sentimenti e vuole correggersi ed indirizzarsi al bene. Ad ogni inizio di anno fa i propositi, che però alla fine s’accorge di non essere riuscita a seguire e a mantenere completamente e allora chiede scusa al Signore e promette per l’anno successivo un impegno maggiore.

La nota dominante che attraversa dall’inizio alla fine questi scritti è l’amore di Dio, il desiderio di imitarlo e soprattutto di farlo conoscere ed inoltre la volontà di vivere la letizia francescana, soprattutto nel dolore, esprimendo sempre gioia e serenità.

I colloqui che intreccia con il
suo Gesù, sono colloqui fatti di frasi usuali, nei quali traspare una confidenza quasi fanciulla, semplice e che rimane sempre tale anche nella piena maturità. In alcuni punti, però, l’esame del proprio spirito e del proprio progresso diventa puntigliosa e si associa anche una visione più ariosa, solare, profonda della vita dello spirito.
Quello che non c’è, o è solo accennato, è la rivelazione della sua malattia, dei suoi dolori quotidiani, del suo male alle gambe e dei suoi attacchi di cuore, della sua tristezza, che talvolta diventava angoscia, soprattutto nell’ultimo periodo della sua vita, (
Che buio! Che buio! Dio non lo sento più vicino a me! Spero che sia l’ultima purificazione prima della partenza!).
Ma la tristezza e la notte dello spirito non trasparivano mai e non erano viste da noi che l’avvicinavamo. Abbiamo conosciuto questi stati d’animo quando abbiamo avuto tra le mani i suoi scritti. E questo silenzio, questo velo steso per tutta la vita sui suoi mali e sulle sue angosce è dovuto come ad un pudore, ad una riservatezza a voler dire sentimenti e mali che dovevano essere conosciuti solo da lei e dal Signore.

Se talvolta accenna ai suoi mali fisici, questa “confessione” la fa con molta semplicità e quasi con pudore. In fondo anche San Francesco di Sales diceva che “bisogna essere semplici e confessare che si soffre, ma bisogna procurare di dominare la propria sofferenza”.
E Madera sapeva benissimo dominare i suoi dolori, perché nonostante le sue sofferenze dimostrava sempre una grande serenità; ma diventava evidente la sua sofferenza, soprattutto quando non era possibile nasconderla, come quando aveva delle crisi di cuore, i suoi
attacchi come li chiamava, e allora rimaneva immobile, abbattuta sulla poltrona, e doveva farsi massaggiare le braccia o immergerle nell’acqua tiepida per poter far circolare il sangue, oppure quando era costretta a rimanere ingessata o a tenere per mesi interi le gambe nelle docce o ancora, quando nell’ultimo periodo della sua vita, non riusciva più ad alzarsi dal letto per i grandi dolori al bacino.

All’inizio di questa specie di
“Giornale dell’anima” sono annotate alcune date che erano state per Madera le basi fondamentali di tutta la sua vita spirituale. Le chiama “Anni di grazia”.

23 novembre 1924 – Santo Battesimo
7 agosto 1931 - Cresima
27 agosto 1933 - Santa Comunione
settembre 1938 - primi esercizi spirituali – direttore vita spirituale
12 marzo 1942 - Inizio malattia

E proprio
Anni di Grazia abbiamo voluto intitolare queste pagine che hanno lo scopo di far conoscere Madera e di svelare, a chi già la conosceva, le sue sofferenze segrete che nascondeva dietro il suo sorriso e la sua pace.

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