Mauro Loreti - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - IL PRESIDE MARCO COVACCI DA PARENZO A TUSCANIA. di Mauro Loreti

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Il parentino Sergio Servi scrisse che “Parenzo viene definita tra una costa e un’isola, un sorriso di verde e di azzurro, come una conchiglia che spalanchi le due valve per mostrare i suoi tesori . Terra antichissima, dove i secoli scandiscono il tempo. Da ogni pietra grida la storia! S’ode il passo delle Legioni di Roma , che qui pochi decenni prima di Cristo fondarono una colonia militare:  la colonia JULIA PARENTIUM. Intatta permane ancora la pianta romana e,  di fronte al mare tra le verdi chiome dei pini, i ruderi del tempio di Marte dormono il loro sonno millenario”.
 
L’antichissima città di Parenzo crebbe intorno al decumano massimo dell’accampamento romano che poi diventò la Strada Granda verso il porto. Nel mese di aprile del 1861 nella Dieta di Parenzo gli istriani votarono : “Nessuno” come proprio rappresentante al Parlamento di Vienna. La  famiglia Covacci , istriana di Parenzo, in provincia di Pola, discendeva da Marco il cui figlio Antonio si sposò con Giovanna Ritossa , figlia di Antonio e sorella di Domenico.  I figli di Antonio furono Marco del 1930, Angelo ed Iris che si sposò con   Carlo Bonifazi a Tarquinia: i loro figli sono Fabrizio ed Anna Claudia.  Nel mese di settembre 1943 i partigiani comunisti slavi di Tito entrarono in Parenzo ed arrestarono 94 persone  che, senza processo, furono legate col filo di ferro e gettate nelle foibe.
 
A Parenzo il 26 ottobre 1943 il Comitato di Salute Pubblica scrisse: “Cittadini di Parenzo! Dopo un mese di ansie angosciose, sono state recuperate – in una foiba abissale di Albona – le salme di parecchi nostri fratelli barbaramente trucidati da criminali senza scrupoli; la gravità dell’ora che attraversiamo non consente recriminazioni né propositi di vendetta, ma impone la più assoluta  disciplina e la concordia di tutti gli spiriti interessati al bene del paese e della Patria.  Piangiamo, pertanto,  i nostri caduti, onoriamoli degnamente custodendone nel cuore la memoria e la fede ed attendiamo fiduciosi che la Divina Provvidenza compia il suo disegno. Il sacrificio dei nostri Martiri, rei soltanto di essere italiani, aggiunge un titolo di nobiltà alle tradizioni del nostro paese  e consacra definitivamente  l’italianità di questa terra, invano contesa dal secolare nemico!”


 
Dopo la seconda guerra mondiale quasi  tutti i cittadini di Parenzo dovettero fuggire dal terrore comunista degli slavi ed Angelo fu salvato da Marco mentre vogava  via mare da Parenzo a Trieste ed andarono nel campo di raccolta dei profughi Giuliani. Scrisse la parenzana  Luisa Corazza ;”Abbiamo vissuto per tanto tempo in cameroni condivisi con numerose altre famiglie di esuli: la nostra “abitazione” era separata dalle altre grazie a teli o coperte.” Il parentino Dino Papo raccontò la fuga di notte da Parenzo a Trieste con una barchetta, muti ed immobili con una valigia, un sacco pieno e due borse di rete, un fiasco d’acqua ed uno di vino. Tutti stavano rannicchiati per non farsi scorgere. Parenzo si allontanava con le sue luci e  le sue rovine.  

Nel loro cuore rimaneva la Parenzo degli amici più cari, della bella riva, delle case venete, del suo mare azzurro.  Poi il timone urtò contro uno scoglio. Lo dovette legare con un grossa e forte  corda ,  poi si spezzò anche il cavo della vela. Anche la bora li fermò. Riuscirono fortunosamente ad arrivare a Trieste dove sentirono nell’aria qualcosa di diverso , di chiaro che fece dimenticare loro la stanchezza e le passate preoccupazioni. Altri profughi di quella città furono Mazzarol Olivio ed Elda, Musizza Eneo, Silvio Pellis, Lionello Sabatti, Marino Zonta. Trecentocinquantamila italiani furono costretti  ad abbandonare le loro abitazioni e migliaia di italiani furono infoibati con la pulizia etnica effettuata dai partigiani comunisti di Tito. L’esodo interessò il 96 per cento dei residenti della città. Lo scrittore parentino  Aulo Crisma, anch’egli esule,  in un suo libro ricordò le rive, le piazze, il mare e tanti parenzani di ogni età e condizione: i pescatori , il Vescovo, il Parroco che fu eroico nel non cedere agli slavi dell’OZNA, i fratelli Visintini Mario aviatore e Licio marinaio: meritarono la medaglia d’oro al Valore Militare alla memoria, il dentista e tanti altri compreso Pasqualin  Draghicchio soprannominato Totalina che, mentre “ vestito da soldato austriaco, con il suo lungo fucile in spalla, faceva il suo turno di guardia” obbedì agli ordini del patriota Nazario Sauro di Capodistria   che così poté fuggire e salvarsi. Il 19 marzo 1947 il Provveditore agli Studi scrisse al Prefetto di Viterbo comunicando l’accoglimento della proposta  da parte del Preside dell’Istituto Tecnico Agrario di Bagnoregio di ospitare a convitto un nucleo di circa 40 studenti dispersi di Parenzo ,  città dell’Istria, privi di ogni mezzo e di ogni oggetto personale. In Bagnoregio Marco  Covacci si diplomò con i suoi paesani nel 1947. Incontrò più volte il grande scrittore Bonaventura Tecchi , germanista; facevano  lunghe passeggiate e parlavano anche degli scrittori più letti in Istria tra i quali Ante Covacic . Tecchi si impegnò  e tutti gli esuli ebbero un’accoglienza adeguata al sacrificio che avevano subito! Poi  fece la spola tra Tuscania e Camerino dove si laureò in Scienze Naturali .

A Tuscania fu professore nella Scuola di Agraria, nell’Istituto Professionale Industria ed Artigianato e quindi Preside nella Scuola Media .  Si sposò con Domenica Del Papa di Arlena di Castro. Fu molto attivo anche nel sociale  e nella politica. Fu un uomo dai molti talenti, con una straordinaria cultura e con la naturale inclinazione ad aiutare gli altri. Fu un docente molto vicino ai giovani, tanto vicino da battersi con le famiglie che, nel bisogno, sapevano di privare i figli della cultura  per portarli a lavorare. Era convinto che due scuole superiori a Tuscania avrebbero permesso  un grande investimento nella cultura dei giovani e avrebbero aiutato i più bisognosi.    Nel 1981 una profonda commozione suscitò a Tuscania la morte del Professor Marco Covacci, di anni 51, Preside della locale Scuola Media Statale “ Vincenzo Campanari”. “Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo”: questa frase del libro della Sapienza  di Salomone nella Bibbia, fece meditare una folla numerosissima, formata dai suoi studenti, dai suoi professori, dalle autorità, dai molti amici tuscanesi che parteciparono con sommo dolore al rito funebre nella chiesa Cattedrale di San Giacomo Apostolo il Maggiore di Tuscania. Tutti ricordano il professore come esempio di correttezza, generosità ed impegno, che egli profondeva con spiccato senso del dovere.  

Dedicò tutta la sua vita alla scuola ed alla famiglia: considerava i professori come i suoi fratelli e gli studenti come i propri figli.  Malgrado la grave malattia lo avesse colpito inesorabilmente, non si rassegnava e continuava nel suo lavoro con una  forza di volontà degna d’encomio. Fu un uomo di tempra forte e salda e di profondo senso morale. Il fratello Angelo fu un attore cinematografico in Germania, prima e durante la guerra. Visse a Monfalcone ed a Trieste dove possedeva un complesso residenziale estivo. Si sposò con la triestina Anita.

Il figlio di Marco, Antonello Covacci  , dopo la laurea in Medicina all’Università di Firenze ed un decennio trascorso tra Italia ed USA,  si occupa di genetica nei laboratori di Novartis a Siena. Ha introdotto i metodi per ottenere sequenze complete dei genomi dei virus che causano la sindrome acuta respiratoria Sars ed ha contribuito allo sviluppo di diversi vaccini batterici.  Un concittadino di Marco fu Marino Zonta,  del 1928, figlio di Giuseppe;  con Marco visse l’infanzia nella bella Parenzo con il duomo, le torri , la riva e la strada grande. Furono studenti nell’Istituto Agrario di Parenzo e videro, con tristezza, l’occupazione degli slavi titini comunisti nel 1945.

Dovettero quindi studiare il cooperativismo croato e russo. Insieme  ai loro   coetanei fuggirono in Italia e riuscirono ad iscriversi all’Istituto di Bagnoregio dove, nel frattempo era diventato Preside il loro professore di Parenzo Benedini che,  tramite la Croce Rossa Internazionale,  era stato liberato dalle prigioni degli slavi comunisti. Dopo il diploma iniziarono subito a lavorare nelle Scuole di Avviamento Professionale, Zonta ad Allumiere e Marco Covacci a Tuscania.

Nei campi didattici insegnavano le varie coltivazioni agricole.  Nel 1967 Marino Zonta andò a rivedere Parenzo e trovò  tutti i parenti e gli altri concittadini italiani morti al cimitero. Parenzo era piena di Croati. Negli ultimi anni della sua vita il professore Zonta partecipò a tante manifestazioni della “Giornata del Ricordo”  in memoria dei morti nelle foibe. Raccontò la pulizia etnica   dei comunisti slavi di Tito contro gli italiani e le sue vicissitudini di esule dall’Istria fino al 2015.
Mauro Loreti
 



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