Lidia Montesi - Toscanella

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Lidia Montesi

Scrivono per noi > Mauro Loreti
 
LIDIA MONTESI EDUCATRICE, ANGELO DEL CONFORTO E ANIMA ELETTA

 
Nacque a Tuscania il 19 settembre 1915. Fu buona e caritatevole verso i poveri ed i malati. Ebbe come Direttore spirituale il nostro concittadino Monsignor Domenico Brizi, vescovo della diocesi di Osimo e Cingoli. Si impegnò molto anche nella parrocchia di San Lorenzo e di Santa Maria Maggiore. La sua casa si trova tra il palazzo comunale con l’alta torre civica del Bargello e le mura medioevali del Rivellino, sulla piazza del teatro, circondata da viti, fiori ed alberi da frutta, di fronte alla chiesa di San Leonardo. Era figlia di Filippo Montesi e di Amalia Cardarelli.



I Montesi giunsero a Toscanella da Gualdo di Castelsantangelo sul Nera vicino a Visso e i Cardarelli da Monte San Martino, in quanto a Tuscania c’era tanta terra da coltivare. La loro famiglia, profondamente cristiana, aiutò e confortò sempre i poveri. Lidia aveva una sorella maggiore Rosa, nata nel 1912, che nel 1936 si sposò con il possidente Aldo Peruzzi. Questi ebbero i figli Pierluigi e Brigida, tutte persone molto apprezzate a Tuscania. I Peruzzi provenivano da Arezzo.
 
Lidia aveva un carattere forte, energico ed indipendente e frequentava le scuole delle Maestre Pie che Santa Rosa Venerini da Viterbo aveva fondato a Toscanella nel 1701.  In uno stato delle anime dei primi anni del 1800 leggiamo presenti a Toscanella due suore maestre con tre ragazze inservienti e tante bambine iscritte. Queste educatrici istruirono con intelligenza e con amore tante ragazze che divennero ottime madri di famiglia e brave cristiane. Molto intelligente ed estroversa seguiva il modo di vivere delle sue coetanee frequentando la piazza e la strada. Poi imparò il ricamo, i merletti, i pizzi e tanti altri lavori e sentì il valore del messaggio cristiano.  
 
Quando fece la Prima Comunione nel 1927, fu preparata dalla maestra suor Annunziata Casani che le fece apprezzare la religione e ricevette il sacramento nella chiesa cattedrale di San Giacomo Apostolo Maggiore insieme ad Amelia Salvatori, Fedra Testa e Luigia Gambi con le note della Schola Cantorum delle Figlie di Maria. Da quel giorno Lidia si sentì attratta dalla fede e dalla carità. Lasciò da parte le frivolezze delle ragazze, i vestiti alla moda e vestì modestamente. La mattina si alzava presto, pregava e meditava, partecipava alla Messa e si comunicava. Mangiava frugalmente, lavorava a casa e poi visitava i poveri portando, in accordo con la generosa madre Amalia, lardo, uova, strutto, formaggio, pane, dolciumi, frutta secca, effetti di biancheria, cioccolato, marmellata e denaro.



 
Rifuggiva dalle chiacchiere, non mormorava, non giudicava, sempre cortese e sorridente ispirandosi a San Francesco d’Assisi e facendo del bene. Per quanto le fu possibile distribuì generosamente il suo ai poveri. Nella sua lunga malattia stava calma e tranquilla senza alcun lamento. Andava a pregare anche nelle chiese di San Giovanni Battista, di San Marco e della cattedrale. La domenica spiegava il catechismo alle bambine a lei affidate e si impegnava nell’organizzazione dell’Azione Cattolica delle giovani, nella pia unione delle Terziarie Francescane e nelle Opere Missionarie Cattoliche. Era presente a tutti i funerali della parrocchia fino al cimitero. Fu sempre una festa per lei contribuire alla realizzazione del Presepio insieme alla mamma ed alla sorella, come anche negli omaggi floreali della processione del Corpus Domini.  Venerò profondamente la Vergine Immacolata di Lourdes nella chiesa di San Lorenzo e dei Santi Martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano, protettori di Tuscania e fu devota della Madonna Addolorata nella chiesa di San Giovanni Battista, della Vergine del Rosario di Pompei nella Chiesa cattedrale e della Madonna Liberatrice nella chiesa della Rosa.  



 
Si concesse qualche piccola vacanza a Nettuno dalla zia Serafina, sorella della sua mamma, a Gualdo e a Cura di Vetralla con la sorella.  Quando Lidia si ammalò gravemente il dottor Donato Di Donato affermò che stava ormai per morire. Era dimagrita e smunta ma sempre gentile e benigna con le tante persone che l’andavano a trovare. Un giorno si sentì guarita per opera della Madonna Addolorata e riprese a mangiare; andò quindi a Roma per conoscere la regola e la vita delle Carmelitane di Santa Teresa ma si rese conto che la vita austera non era adatta alle sue forze. Allora provò ad entrare nel Monastero delle Clarisse di San Paolo a Tuscania ma, infine, decise di continuare a vivere nella sua famiglia aiutando i malati.  Ebbe sempre uno scambio epistolare con la Madre Badessa suor Maria Chiara Pieri. Fu anche profondamente devota a San Pietro. Si ammalò una seconda volta, le fu dato il Sacramento dell’estrema unzione e morì il 4 ottobre 1943 . Entrò nella sua camera il dottore Francesco Emanuelli per costatarne la morte e ,dopo, due suore di Carità Teresina Palombi ed un’altra consorella   ne custodirono il cadavere. Si sparse per tutta Tuscania la notizia della sua morte e fino a tarda sera vi fu un continuo andare a trovarla per l’ultimo saluto.



Ai funerali la chiesa era gremita di popolo e fu portata al cimitero con uno straordinario concorso di uomini e donne in preghiera. Arrivati al cimitero Alessandro Onofri pronunciò un elogio funebre. Ricordò il lutto delle due famiglie Montesi e Peruzzi e di tutta Tuscania per Lidia, una delle migliori ragazze per la bontà, l’affetto, le virtù e l’ammirazione di tutti. Animo delicato, cuore sensibile, carattere forte nelle sue opere filantropiche e sante, con squisita carità.  L’oratore aggiunse che l’anima elettissima di Lidia andava verso Dio con gioia e con spirito gentile. Terminò con queste parole:”Ave o vergine pudica e santa: riposa in pace!” Dopo la sua morte la sua zia Giulia Cardarelli, sorella della sua mamma Amalia, benché allettata per una grave malattia, continuò ad aiutare i poveri ed i malati organizzando la Società di San Vincenzo dei Paoli.  Dopo la morte di Lidia avvennero dei prodigi per la sua intercessione!

Oggi a Tuscania è ricordata con affetto dalla signora Brigida Peruzzi, sua nipote e dai pronipoti Melchiorri discendenti di sua sorella Rosa e dai pronipoti Cardarelli discendenti degli zii di Lidia: Luigi, Angelo e Paolo, fratelli della sua mamma Amalia. Un’altra discendente, che si chiama proprio Lidia Montesi, gentilmente mi ha fatto leggere il libro dedicato a Lidia: “Quasi Lilium” Come un Giglio, scritto nel 1947 da Don Giuseppe Cupelli che fu Priore della Collegiata di Santa Maria Maggiore e Parroco di San Lorenzo in Tuscania dal 1908 al 1949. Nel 1899 da chierico faceva già parte del capitolo dei Canonici della cattedrale di San Giacomo. La famiglia Cupelli proveniva da Penna San Giovanni.

 
 
Mauro Loreti
 
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