● - SAN PAOLO DELLA CROCE A TUSCANIA. di Mauro Loreti - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

● - SAN PAOLO DELLA CROCE A TUSCANIA. di Mauro Loreti

Pubblicato da in Mauro Loreti ·
Il 4 ottobre 1742 padre  Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti, programmò la predicazione di una santa missione a Toscanella, così allora si chiamava Tuscania,   e comunicò il suo desiderio al vescovo Alessandro degli Abbati. Il 12 dicembre il vescovo manifestò la sua gioia per questa decisione ed  il giorno 8 gennaio 1743  a Toscanella, nella cattedrale di San Giacomo Apostolo il Maggiore,  il santo predicò la santa missione   e diresse anche gli esercizi spirituali alle monache Clarisse di clausura nel monastero di San Paolo . In primavera egli visitò la Madonna del Cerro e ritrovò a Tuscania molto entusiasmo. Il santuario gli sembrò “devotissimo, in vera solitudine “ e le stanze utili per gli esercizi spirituali degli ecclesiastici e dei secolari.  Poi il 10 luglio inviò la richiesta alla Città e , nel contempo, chiese alla Clarissa suor Colomba Geltrude Gandolfi di pregare Dio.
 
Nel consiglio comunale del 25 luglio  di Toscanella, si legge:”  Il religioso uomo Padre Paolo della Croce Sacerdote Missionario dei minimi chierici regolari scalzi del Ritiro della Presentazione di Maria Santissima nel Monte Argentario  supplica le Signorie Loro Illustrissime che, a maggior gloria di Dio e della Beatissima Vergine sua Madre e per salute dell’anime, vogliano degnarsi di concedergli per la detta Congregazione de’ Minimi Chierici Regolari Scalzi il luogo e Santuario della Madonna Santissima del Cerro per costruirvi nel colle vicino al detto Santuario un ritiro di detti Religiosi che sarà di molto vantaggio spirituale di questa nostra Città e de luoghi convicini: mentre i sopra detti Religiosi operaij Evangelici, oltre il culto, cura e custodia della Chiesa della Madonna Santissima del Cerro, coopereranno all’eterna salute dell’anime con Missioni, esercizi spirituali, istruzioni catechistiche ed assistenza ai santissimi sagramenti , come si dispone nelle loro costituzioni e regole, tanto più che i detti Operaij Evangelici non vogliono aver possesso veruno dell’entrate di detto Santuario, ma queste resteranno sotto la solita amministrazione. La somma prudenza delle Signorie Vostre illustrissime vede molto bene il profitto spirituale che da questa concessione è per ricavarne la nostra Città: onde si propone loro, se piace, di farne la richiesta concessione a Religiosi tanto esemplari e buoni che non hanno né questua, né possesso, né rendite, ma vivono in tutto e per tutto rassegnati alla divina provvidenza. Gonfaloniere Capitano Veriano Bassi. “
 
I Consiglieri Comunali all’unanimità deliberarono la cessione del Santuario del Cerro. La città fu felice di ospitare i nuovi apostoli di Gesù Crocefisso  .  Il 26 giugno 1744 si firmò il contratto tra la Comunità di Toscanella ed i passionisti davanti  a Carl’Antonio Dottarelli notaio Toscanese e Cancelliere Vescovile : i padri dovevano dimorare al Cerro da novembre a tutto giugno di ogni anno.   Negli altri mesi il sindaco Giacomo Tozzi, che fu anche un grande benefattore, vi mandava un cappellano. Il 3 marzo 1748 fu stipulata una ratifica con lo  stesso notaio. Il comune poi deputò Giacomo Tozzi ed il Capitano Vincenzo Turriozzi a cedere ai padri la vigna ed i terreni enfiteutici presso la chiesa per rubbia 5 e stara  6 (ettari  10 ). I terreni avevano anche la chiusa con il prato ed il fontanile.
 
Il passionista padre Paolo Giuseppe scrisse:” Venne nell’anno 1748 fatto invito a San Paolo di condurre a Toscanella i suoi figliuoli ; ond’egli nel febrajo si partì con alcuni di essi dal Monte Argentario. Il santuario del Cerro era fuori dalla città di Toscanella , dentro un ampio e folto cerreto e a quello si congiungeva un antico eremo … Il pio vescovo Mons. Abbati pose i Religiosi ad alloggiare in Città e, chiamati a sé i principali de’ cittadini, sborsò alla loro presenza  pei necessari restauri dell’eremo 500 scudi: nello spazio di un mese, già disposta ogni cosa, si poté compiere la fondazione. Nel dì pertanto 27 di marzo fra un popolo numerosissimo , accorso dalla città e dai circostanti paesi, dopo la solita commovente funzione,alla presenza dell’ottimo Prelato, fermarono i Figliuoli del Crocifisso la dimora in quel sacro eremo, cominciando a rallegrare quell’inospitale  solitudine col divoto canto delle lodi di Dio … Una certa Lucia di Piansano, paesello non lontano da Toscanella,  gran Serva di Dio, che Paolo per mezzo di lettere dirigeva da più anni  ( dal 1743)nelle vie di altissima perfezione, per un interno impulso, a cui non le fu possibile di resistere, andata al nuovo Ritiro, riseppe in quanta necessità si trovassero i poveri Religiosi e, come il Santo, prima di partire per S. Angelo (nelle pendici del monte Fogliano)  a Vetralla, avea detto ch’ella stessa avrebbe pensato di provvederli. Ella raccolse poi ogni sorta di vettovaglie che, caricate su due giumenti, il dì appresso si affrettò di recare ai figliuoli di Paolo. Ridestatosi quindi nei cittadini di Toscanella l’affetto verso dei nuovi missionari, nulla più mancò a quella casa di quanto è necessario al sostentamento di poveri religiosi. … Allora  si vedevano riformati i costumi, tolti via gli scandali , riacceso il cristiano fervore, ravvivata la divozione e l’affetto per Gesù Crocifisso.”
 
La cronaca ricorda che quando da Montalto i padri partirono  verso Toscanella,  camminarono con un vento di tramontana gelido e violento. Quando arrivarono alla chiesetta rurale della Madonna   di Rusciavecchia  padre Paolo svenne per la fatica. Padre Domenico andò ad avvertire i cittadini dell’arrivo dei padri Passionisti e seppe che i Consiglieri Comunali di Toscanella avevano deciso di inaugurare il Cerro nel mese di maggio. Arrivati a Toscanella furono accolti da Girolama Tozzi che li rifocillò. Iniziarono  il loro apostolato, c’era anche padre Giovan Battista fratello di Paolo.  Presero il possesso dei terreni, dell’orto e del prato.  San Paolo  incoraggiò  Lucia Burlini  poi Venerabile a continuare nella sua professione di tessitrice e a pregare Cristo, centro della sua vita. Giacomo Gianiel svizzero,  Venerabile, fu uno dei primi passionisti all’Argentario e poi a Tuscania. Era un religioso coadiutore ed attese alla cucina e a tutte le altre incombenze materiali del convento.
 
Bernardino Anguillara si sposò a Toscanella con Benedetta Barbacci  ed ebbe due figli: Francesco Maria morto da piccolo e Giacomo. Nel mese di agosto 1742 morì la moglie. Avvertendo poi la vocazione religiosa divenne sacerdote nel dicembre del 1743 e fu un fervente officiante del clero diocesano tuscanese.  Lasciò i beni al figlio, che sposò la nobile di Canepina Anna Cecilia Petti,  ed ai poveri, dismise la servitù, i cavalli e la carrozza. Conobbe quindi San Paolo della Croce e nel silenzio e nelle preghiere della Comunità Passionista di Tuscania sentì la vocazione per la sua congregazione. Nel 1751 vestì l’abito al Monte Argentario. Subito dopo si recò al ritiro del Cerro  dove visse per tutto il resto della sua vita in raccoglimento. Fu confessore e rettore. San Paolo nelle stagioni invernali dal 1751 al 1765 spesso dimorava nel ritiro del Cerro  dove il clima era più mite e “gustava assai di sentirlo discorrere di Dio” scrisse il beato Passionista Bernardo Silvestrelli , figlio del tuscanese Gian Tommaso,  grande benefattore.
 
Il Passionista piansanese Bernardino Narciso Bordo scrisse:” La presenza invernale del fondatore fu originata dalla sua salute , duramente provata da ostinate artrosi ed altre indisposizioni imputabili agli stenti ed agli strapazzi affrontati durante gli anni della sua attività missionaria . Si richiedeva un clima più mite di quello del ritiro di S. Angelo, sul monte Fogliano, a circa 650 metri sul livello del mare. Poco dopo i suoi 40 anni cominciò a subire continue crisi reumatico -artritiche , tanto da dover far conoscenza di quasi tutte le stazioni termali dell’alto Lazio e della Toscana meridionale. La sua permanenza d’inverno a S. Angelo si prolungò solo per pochi anni, e cioè dal 1744 al 1748. Aperto e sistemato il ritiro del Cerro , i discepoli lo indussero ad approfittarne , data la sua modesta altitudine e la posizione adatta del luogo. Era quanto di meglio potesse capitare alla  Burlini ed alle sue esigenze interiori. “Fu allora, scrisse infatti Lucia,  che ebbi tutto il comodo di soddisfare al mio desiderio coll’andare spesso a trovarlo e ricevere le di lui direzioni.”  Quella piena comodità alla quale allude può interpretarsi anche per una o due volte la settimana. Il che, se confrontato con i mesi nei quali il Padre rimaneva al Cerro, fra novembre ed aprile, porterebbe a qualche decina d’incontri per invernata. Naturalmente, la permanenza  del fondatore era condizionata dalle frequenti Missioni al popolo, dagli esercizi spirituali a comunità religiose e dalle sue responsabilità verso la Congregazione; per cui non è da credere che la sua dimora in ritiro fosse stabile, oppure che, anche quando c’era, fosse in grado di accogliere ed ascoltare chiunque fosse venuto a fargli visita. Certamente, in quei mesi freddi, per 15 anni, il ritiro del Cerro dovette trasformarsi come in una piccola centrale dell’Istituto nascente ed in un epicentro d’irradiazione apostolica su quasi tutto il centro Italia. Anche  il dottore Federico Del Bene di Tuscania   raggiungeva spesso il Cerro per conferire col santo.”
 
Il 9 marzo 1754 San Paolo iniziò gli esercizi spirituali alle monache clarisse  in Toscanella. La sera, tornato al ritiro del Cerro, scrisse ad Anna Cecilia Petti : “ Il Signore vuole che loro vivano da buoni coniugati, continui ad essere fedele a Dio e a far la sua orazione … il Padre Bernardino  Anguillara sta bene e li saluta nel Signore. Quando questo morì , il 5 aprile 1767, molta gente da Toscanella e dagli altri paesi andò al Cerro per l’ultimo saluto. Lì fu sepolto il servo di Dio.
 
Giovan Battista Sposetti Corteselli di Tuscania scrisse che “nel 1967 un frate appartenente alla Congregazione dei Passionisti tratteggiò, in un Triduo a Tuscania, le condizioni morali e sociali dell’Italia settecentesca, insidiata dal pericolo della cultura materialistica francese, tutta intrisa di ateismo e di un assurdo agnosticismo e da una pletora di signorotti dediti alla vita godereccia e corrotta. Ma ecco  in questo mondo futile e vuoto  ergersi la figura gigantesca di Paolo  che scuoteva l’apatia religiosa e la consolidata ingiustizia sociale. Sviluppò i temi evangelici della carità cristiana e dell’uguaglianza civile e sociale da attuarsi alla luce degli insegnamenti di Cristo e non sotto il falso brevetto dell’utopismo materialistico d’oltralpe. Nella chiesa e nel convento di S. Maria del Cerro S. Paolo soffrì e pregò. Dopo oltre due secoli le spoglie del Santo sono state trasportate in forma solenne in tutti i luoghi del viterbese da lui frequentati in vita.”
 
Nel 1976 il tuscanese Pericle Scriboni aggiunse : “ Il corpo di S. Paolo della Croce è ritornato il primo settembre 1967 a Tuscania. S. Paolo per quindici anni , nel ritiro fondato presso la chiesa di Maria SS. Del Cerro, svolse la sua attività sacerdotale, predicando a Tuscania la parola di Dio, partecipando alle vicende cittadine. Trasformò il santuario del Cerro, al centro del bosco comunale, in oasi di preghiere, rifugio per i deboli, i poveri, i perseguitati. Ed i nepoti di quelli che vissero con lui, ebbero la gioia di conoscere i suoi Passionisti e la sera del 1 settembre 1967, come convocati da arcana voce,  si dettero convegno presso la chiesa del Cerro e lungo i viali di fuori porta, per salutare il Santo corpo di Paolo della Croce. Difficilmente dimenticherò l’attesa presso il Cerro, ove erano convenuti centinaia di fedeli. Nella chiesa ardevano numerosi lumi, un leggero vento ,passando tra gli alberi verdi, sembrava unire il suo bisbiglio a quello sommesso , reverente, dei numerosi presenti in attesa. Quando l’urna contenente il corpo del Santo, proveniente dalla vicina Arlena, fu presso il vivaio della Forestale, vennero accesi presso la chiesa centinaia di bengala che illuminarono di suggestivi colori il bosco e le facce dei convenuti. L’urna del Santo, tra la generale commozione, sostò davanti alla venerata immagine della Madonna del Cerro, presso la Quale versò lacrime, confidò le sue pene, rafforzò la sua fede. Forse tra i ruderi del vicino ritiro, ombre preganti salutarono il loro santo Maestro, gioendo del suo attuale trionfo. Preceduta da centinaia di macchine , i fari delle quali fendevano l’oscurità, giuocando tra gli alberi e facendo alzare in volo gli uccelli del bosco, l’urna andò verso l’abbraccio del popolo tuscanese che l’attendeva come muraglia lungo i viali dell’abitato.  Dalla sua urna illuminata il Santo dei padri benediceva ora i figli e la città da lui tanto amata.  All’invito benevolo dell’infaticabile padre Bernardino, davanti al popolo, corso ad onorare il fondatore dei Passionisti, ricordo di aver rivolto al Santo il saluto:” Oh Santo della Croce che scegliesti il centro Italia per difendere il cuore della cristianità da ogni infiltrazione di paganesimo rigurgitante, che scendeva dalla Francia giacobina, Tu che nel 1730, esuberante dei tuoi 36 anni, sentisti che il tuo posto di combattente di Dio era tra la massa umana della nostra Maremma, facile ad entusiasmi religiosi , come facile a reagire sotto la spinta di odi inestinguibili, Tu che volesti onorare la nostra città di uno dei 12 ritiri da Te fondati, che passasti predicando, aiutando, convincendo, perdonando, e che ,nella solitudine dei nostri boschi ,volesti gettare il germe della Tua fede, accendere un braciere d’amore per l’umanità sofferente  nella solitudine del Cerro ove umili e banditi intesero, nell’affascinate spiritualità,  tutto l’amore che, affratellando, unisce ed a Te ricorsero fiduciosi, oggi ritorni non più nelle vesti del soldato sconosciuto di Dio ma nella gloria immortale del Santo che generosamente seminò e che ora vede il frutto del suo generoso altruismo, maturato nella fede di Dio, in questa Maremma non più solitaria e paludosa, ma a nuova vita rinata. Io, il più indegno di ogni credente,  qui radunato per onorarti, ho l’altissimo onore di porgere a Te, Santo povero, grande oratore, taumaturgo incompreso dai più, caro ai lavoratori ed ai miseri,  il saluto reverente e festante di questa città, così cara al Tuo cuore e, simbolicamente,  offro le chiavi di Tuscania, onde tu possa in questa breve sosta, riaccendere in ogni casa, in ogni cuore la fiamma del Tuo inestinguibile amore, quella fede che fu orgoglio dei nostri padri.  … Risvegliaci, riaccendi la fede che Tu e i tuoi figli dall’itala terra portaste in Bulgaria, in Belgio, nelle isole Britanniche e nell’America. Oggi i Passionisti formati nei ritiri dell’Argentario e del Cerro, sono presenti, soldati di Cristo,in ogni parte del mondo.  … Raccolgano i Tuoi figli il nostro invito a voler tornare ove Tu forgiasti tanti nobili, umani combattenti d’amore, a voler riportare nella nostra Tuscania il tuo anelito di carità, quel cuore sormontato dalla Croce,  affinché Tuscania ritrovi nel Tuo nome, concordia, amore,fratellanza. Benedici Tuscania come facesti il giorno della tua venuta tra i nostri padri.” Dopo il saluto, accompagnata da tutto il popolo, l’urna con il corpo di S.Paolo fece il solenne ingresso presso la cattedrale. Il giorno successivo accompagnammo a Vetralla San Paolo.”
 
Mauro Loreti
 
 
 
 
 



Nessun commento

Copyright 2015. All rights reserved.
Torna ai contenuti | Torna al menu