● - ACQUA ALL’ARSENICO IN 51 COMUNI DEL VITERBESE: IL CASO IN PARLAMENTO. di Manuela Pelati - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - ACQUA ALL’ARSENICO IN 51 COMUNI DEL VITERBESE: IL CASO IN PARLAMENTO. di Manuela Pelati

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«Provoca tumori» denunciano medici e cittadini. Sono duemila i morti di cancro ogni anno nell’area di 350mila abitanti. Il livello di arsenico consentito dalle leggi europee è di 10 microgrammi al litro, a Fabrica di Roma è 75 mg e a Bagnoregio 52 mg.
 
Una minaccia per la salute, una tassa salata da pagare e una gestione dell’ente erogatore a dir poco opaca. L’acqua all’arsenico nel viterbese, un veleno che esce dai rubinetti di residenti e lavoratori, ristoranti e bar di 51 comuni della Tuscia sta diventando una questione scottante dopo l’inchiesta «Acqua Amara» di The Post Internazionale (TPI.it). E il deputato Manuel Tuzi (M5S) ha inviato un’interrogazione al ministro della Transizione Ecologica, Stefano Cingolani. «L’arsenico — scrive Tuzi nell’interrogazione — è stato classificato dalla Iarc (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per l’uomo». E l’elenco delle malattie è lungo. «Tumore del polmone, della cute e della vescica, sono risultati associati ad una esposizione ad arsenico per via inalatoria o attraverso l’acqua potabile».
 
«L’arsenico è considerato dall’Organizzazione mondiale della sanità un fattore cancerogeno — spiega Bengasi Battista, medico e chirurgo —. L’acqua non solo non è potabile ma non è destinata a scopo umano». Il livello di arsenico consentito dalle leggi europee è di 10 microgrammi al litro, ma nel viterbese supera di gran lunga il limite. Il primato di 75 mg al litro lo detiene Fabrica di Roma, comune con 8mila abitanti a 50 chilometri dalla Capitale seguito da Bagnoregio con 52 mg litro, sito protetto dall’Unesco. La zona della Tuscia è una terra vulcanica che ha nella composizione naturale la presenza di arsenico, un elemento che però rende l’acqua non potabile. Per poter bere è necessario che le acque siano depurate.
 
Antonella Litta di Medici per l’Ambiente denuncia: «Il registro tumori della provincia di Viterbo certifica che sono duemila le persone che muoiono ogni anno di tumore in un’area di 350 mila abitanti». E i residenti attaccano: «Non la beviamo, ma paghiamo le bollette più care d’Europa». Il costo medio della tariffa è di circa 300 euro all’anno per una famiglia.
 
Nel 2013 sono scattate le prime sanzioni europee e nel 2014 la Regione ha investito 50 milioni di euro in depuratori dedicati. «La gestione è costosa e i comuni non ce la fanno» osserva Danilo Brandelli del Comitato «Non ce la beviamo», una rete di cittadini di 20 comuni del viterbese che ieri ha incontrato la neo assessora regionale alla Transizione Ecologica, Roberta Lombardi (M5S). «Avviamo un ciclo di incontri per la riapertura del dossier sull’acqua» ha detto ieri Lombardi, impegnata a portare avanti la legge sul diritto all’acqua pubblica, sancito dalla maggioranza delle preferenze (sul 57% dei votanti il 95% disse sì) relativo al referendum del 2011. Una legge però ancora da attuare. Intanto sul sito web change.org la petizione «Basta tumori a Viterbo» ha raggiunto 35mila firme.
 



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