Acqua salata: Talete pesa sulle tasche di tutti

Talete: costi fuori controllo e debiti in crescita? Chi pagherebbe davvero?
Talete S.p.A., società pubblica che gestisce il servizio idrico nella provincia di Viterbo, si troverebbe in una situazione economica complicata.
Secondo i dati disponibili, il debito complessivo della società supererebbe i 18 milioni di euro, una cifra elevata che potrebbe gravare, direttamente o indirettamente, sulle tariffe pagate dai cittadini (fonte: bilanci Talete e relazioni Corte dei Conti Lazio).
Le spese più rilevanti
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Energia elettrica: sembra che Talete si trovi nel mercato di salvaguardia, riservato a chi non paga regolarmente le forniture, con un possibile aumento dei costi energetici per milioni di euro all’anno (fonte: relazione bilanci).
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Cause legali e contenziosi: la società avrebbe diversi contenziosi in corso con fornitori e Comuni, che avrebbero generato spese legali significative e, in alcuni casi, condanne a pagamenti rilevanti (fonte: relazioni degli organi sociali).
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Reti obsolete e investimenti insufficienti: i fondi destinati alla manutenzione e all’ammodernamento della rete sarebbero spesso insufficienti o non utilizzati nei tempi giusti, causando perdite economiche, disservizi e possibili penali (fonte: bilanci e rapporti di gestione).
Perché questi costi sarebbero insostenibili
Non si tratterebbe solo di cifre elevate, ma soprattutto di spese ricorrenti che potrebbero essere evitate con una gestione più oculata. Molte decisioni passate potrebbero essere state poco lungimiranti e si segnalerebbe una carenza nei controlli da parte dei Comuni soci. In questo scenario, i cittadini pagherebbero tariffe più alte per un servizio che, in alcune zone, risulterebbe insoddisfacente (fonte: analisi Corte dei Conti).
Chi avrebbe dovuto controllare?
Il Consiglio di Amministrazione di Talete sarebbe nominato dai Comuni soci, quindi sarebbero proprio i sindaci a dover vigilare sulla gestione. Le decisioni importanti sarebbero prese dall’Assemblea dei Soci, composta dai rappresentanti dei Comuni.
La normativa prevederebbe che i Comuni che non avessero conferito completamente il servizio a Talete esercitassero un controllo stretto, detto “controllo analogo”. In pratica, questi Comuni avrebbero dovuto partecipare attivamente alle assemblee, esaminare i bilanci, bloccare scelte dannose e votare contro spese sproporzionate.
Tuttavia, secondo la sentenza della Corte dei Conti del Lazio n. 75/2023, molti Comuni non avrebbero esercitato questo controllo, nonostante il loro dovere. Alcuni sindaci avrebbero ricevuto richiami ufficiali per la mancata vigilanza e potrebbero esserci ipotesi di responsabilità per danni erariali (fonte: sentenza Corte dei Conti Lazio n. 75/2023).
Quali scenari per il futuro?
Si starebbe discutendo della possibile entrata di soci privati in Talete, una prospettiva che susciterebbe preoccupazioni, considerato che l’acqua è un bene pubblico essenziale. Per evitare questa situazione, servirebbero decisioni più trasparenti, un controllo più efficace da parte dei Comuni e una gestione orientata al bene comune (fonte: dibattito pubblico e relazioni).
La Redazione