Inceneritori - Toscanella - Il portale dei tuscanesi - Dott. Paolo Sensi

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Inceneritori

INCENERITORI

Negli ultimi tempi sono usciti su molti giornali, degli articoli riguardanti gli inceneritori dei rifiuti che hanno interessato anche il nostro territorio e più precisamente il territorio del comune di Tarquinia E DI Civitavecchia (notizia del Corriere di Viterbo del 30/01). Ma come funzionano e soprattutto cosa producono questi impianti per essere considerati pericolosi per la nostra salute?

CHE COSA SONO GLI INCENERITORI


Un inceneritore è formato da qualsiasi unità e attrezzatura tecnica fissa o mobile destinata al trattamento termico dei rifiuti con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Molte volte viene usato il termine  “Termovalorizzatore” che è solamente un  neologismo per indicare la stessa tecnologia di  trattamento dei rifiuti con o senza recupero  di energia.
L’inceneritore comunica un’illusione: i rifiuti vi entrano e, magicamente, scompaiono. Non è così. L’inceneritore non distrugge i rifiuti, ne cambia solamente la composizione chimica. Come la Fisica insegna “Niente si crea e niente si  distrugge, ma tutto si trasforma”
Dai dati del rapporto rifiuti stilato dall’ APAT  e riportati qua di seguito si evince che gli inceneritori hanno avuto un aumento nei tre anni di riferimento qui di seguito riportati.

*  44 impianti al 2001

*  47 impianti al 2002

*  50 impianti al 2003

Il quadro impiantistico degli inceneritori va progressivamente aumentando e, nel 2007, si prevede la presenza di 58 impianti di incenerimento, di cui 32 nel nord  Italia, 12 al centro e 14 nel sud.


COME E’ FATTO E COME FUNZIONA UN INCENERITORE

Un inceneritore è composto dalle seguenti parti:

* Sezione di accumulo e stoccaggio, in cui i rifiuti vengono accumulati prima della combustione.

* Sezione di combustione, costituita da una camera di ossidazione (forno) realizzata in forme e tecnologie differenti a seconda della tipologia del rifiuto (contenuto energetico, caratteristiche chimico-fisiche ecc.).

* Sezione di post-combustione (camera secondaria di combustione), al fine di completare la combustione dei rifiuti.

* Sezione di raffreddamento fumi, che nei vecchi impianti avveniva senza recupero di energia, oggi è diventato obbligatorio.

* Sezione di trattamento fumi a sua volta suddivisa in tre parti:

1. depolverizzazione, per la rimozione delle polveri effettuata mediante filtri;
2. abbattimento dei gas acidi (acido cloridrico, fluoridrico, ossidi di zolfo);
3. rimozione degli ossidi di azoto.



I rifiuti domestici che entrano negli inceneritori per RSU (Rifiuti Solidi Urbani) sono solitamente composti da: carta, rifiuti di giardini, avanzi di cucina, metalli, tessuti, plastica, vetro e legno. La natura e la composizione di questi rifiuti è naturalmente molto variabile e

quindi non prevedibile a priori. Una volta che questi sono all’interno avviene il processo di combustione. Questo va a rompere i legami chimici delle sostanze in entrata, ricombinandole. Durante questo processo, anche quando si svolge in condizioni ottimali, hanno luogo reazioni casuali in cui si producono migliaia di nuovi composti chimici chiamati PIC (Prodotti di Combustione Incompleta). Solo un centinaio di questi PIC sono stati individuati. Le altre migliaia di sostanze sono sconosciute sia dal punto di vista chimico che da quello dei loro possibili effetti sulla salute. Nella fase di raffreddamento, in uscita dal forno, si formano, tra gli altri PIC, le diossine (PCDD), i furani (PCDF) e l’esaclorobenzene, che sono tra le sostanze più tossiche e persistenti mai studiate.
Quindi come si può ben capire ciò che viene immesso nell’inceneritore non sparisce, ma ne esce in forma di :
• emissioni gassose dal camino ( che vanno nell’aria);
• ceneri residue (che devono essere smaltite);
• acque di scarico (che devono essere trattate).
Da come si può notare dallo schema sottostante più precisamente un inceneritore, per ogni tonnellata bruciata, produce varie sostanze.



Complessivamente, come si vede, la materia in uscita è maggiore di quella in entrata in quanto l’inceneritore addiziona ai rifiuti ossigeno (la combustione è un processo di ossidazione) e acqua per il raffreddamento.

INQUINAMENTO GENERATO
I composti chimici contenuti nei residui dell’incenerimento sono tipicamente :

• vapore acqueo;
• anidride carbonica;
• polveri fini (sostanza tossico-nociva);
• ossido di carbonio (sostanza tossico-nociva);
• acido cloridrico (sostanza tossico-nociva);
• acido fluoridrico (sostanza tossico-nociva);
• anidride solforosa (sostanza tossico-nociva);
• metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio, arsenico,…) (sostanza tossico-nociva);
• diossine (sostanza tossico-nociva);
• furani (sostanza tossico-nociva);
• idrocarburi policiclici (sostanza tossico-nociva).

Va sottolineato che molti dei Prodotti di Combustione Incompleta emessi sono più tossici e difficili da distruggere dei rifiuti da cui sono derivati.

I fautori dell’incenerimento vantano spesso l’efficacia degli apparati tecnologici per l’abbattimento dei fattori inquinanti. Questi apparati sono costituiti da estintori, depuratori, filtri, precipitatori elettrostatici. Obiettivo comune di questi strumenti è catturare gli inquinanti prima che vengano immessi nell’aria attraverso il camino.Va sottolineato che gli inquinanti così catturati non vengono distrutti, ma semplicemente concentrati nei residui solidi (ceneri) o liquidi (acque di scarico) anziché in quelli gassosi. In altre parole l’effetto dei sistemi di controllo è di decidere dove distribuire gli inquinanti, se nell’aria, nel suolo o in acqua. Peraltro tutti questi sistemi operano in un ambiente ostile, costantemente minacciati nella loro efficienza ed integrità dai composti altamente corrosivi generati dalla

combustione. Sono quindi, come si può ben immaginare, facilmente soggetti a guastarsi, ostruirsi e bruciarsi. Di conseguenza richiedono una attenta e costante manutenzione, che può portare anche alla necessità di spegnere l’inceneritore. Spesso si fa inoltre affidamento sui sistemi di "monitoraggio" per tenere sotto controllo l’emissione delle sostanze tossiche, per assicurarsi che siano entro i limiti stabiliti dalle leggi.

Tuttavia i sistemi di misura esistenti non misurano tutte le possibili emissioni tossiche. E le misure sono spesso o sempre effettuate in condizioni di funzionamento ideale dell’impianto.Nel funzionamento corrente, invece, intervengono guasti, disattenzioni, errori, che hanno frequentemente la conseguenza di rilasciare quantitativi di inquinanti molto superiori a quelle misurate in situazioni ottimali. Peraltro gli stessi standard di

emissioni degli inquinanti sono molto diversi da paese a paese, riflettendo una situazione di conoscenze ancora allo stato iniziale sulla loro pericolosità per la salute (ad esempio i limiti sulla diossina in Gran Bretagna sono dieci volte più alti che negli Stati Uniti, Germania, Olanda e Giappone).Questo è particolarmente vero per gli effetti di lungo termine, gli effetti cumulativi per l’esposizione contemporanea a diversi tipi di inquinanti, le conseguenze sulle future generazioni.
I residui della combustione rappresentano in peso circa il 30 % dei rifiuti immessi:

Per rendersi conto del carico inquinante di un inceneritore riportiamo una stima degli inquinanti prodotti in un anno da un inceneritore capace di bruciare ogni giorno 600 tonnellate di rifiuti.
• 1 milione di metri cubi di gas da purificare;
• 1 tonnellata di rame;
• 0,5 tonnellate di mercurio;
• 3.000 tonnellate di sali concentrati;
• 1,5 tonnellate di cadmio;
• 60 tonnellate di zinco
• 60.000 tonnellate di scorie dalla composizione chimica variabile o sconosciuta.
In un suo studio, l'ecologista Barry Commoner riporta i dati di un modernissimo inceneritore del New Jersey che incenerendo 712 tonnellate al giorno di rifiuti emette in atmosfera, secondo i dati di progetto, "più piombo di quanto si sia riuscito a ridurre eliminandolo dalle benzine per le automobili e tanto mercurio da vanificare gli sforzi fatti dall'insieme delle cartiere americane per ridurre le loro emissioni inquinanti".
Per quanto riguarda diossina e furani l'ENEA ha stimato che in Italia nel 1995 il 70% della loro produzione fosse dovuta all'incenerimento dei rifiuti.
Ci si rende perfettamente conto come sia impensabile poter intercettare e rendere innocua una simile massa di inquinanti. E' evidente che anche i sistemi più sofisticati di trattamento dei fumi non possono fermare tanta robaccia. E' bene ricordare che i dati delle emissioni degli inceneritori fornite dai costruttori o dagli enti di controllo (ARPA) non sono rappresentativi del loro effettivo inquinamento giornaliero in quanto rilevati in condizioni ideali. Non esiste, infatti, alcuna possibilità di monitoraggio continuo di diossine, furani e metalli pesanti. E’ da ricordare che le ceneri residue devono essere smaltite in discariche speciali (decreto Ronchi) in quanto hanno elevate caratteristiche di tossicità.

EFFETTI INQUINAMENTO

Che cosa succede di questi inquinanti una volta dispersi, come gas, come acque di scarico, come percolato delle discariche speciali? Tipicamente questi composti hanno la capacità di risalire la catena alimentare e di depositarsi nei tessuti degli organismi viventi, con tempi di persistenza molto lunghi e grande capacità di accumulo, giungendo così fino all’uomo.



Ad esempio un solo bicchiere di latte preso da una mucca vicina all’inceneritore contiene tanta diossina quanta può essere respirata nello stesso posto in otto mesi.
Studi compiuti da agenzie governative in Danimarca, Svezia, Canada, Olanda, Gran Bretagna e Stati Uniti riconoscono che gli inceneritori sono la sorgente maggiore di diossine e furani.L’agenzia governativa svedese stima che gli inceneritori siano responsabili del 55% delle emissioni di mercurio.

PROBLEMATICHE PER LA SALUTE


Parigi, 21 gennaio 2003: il CNIID, Centro nazionale indipendente di informazione sui rifiuti, rivela l'esistenza di uno studio epidemiologico ufficiale che dimostra come gli inceneritori di rifiuti urbani provochino la nascita di bambini malformati. Gli autori dello studio, "Risques de malformations congénitales autour des incinérateurs d'ordures ménagères, Inserm, Institut européen des génomutations, Afssaps," realizzato nella regione Rhone Alpes (che ha come centri perincipali Lione, Nimes e Montepellier) e non ancora pubblicato, concludono che "globalmente rischi significativi per le popolazioni sono osservati per due tipi di malformazioni: le anomalie cromosomiche e le altre malformazioni maggiori". Inoltre essi hanno constatato "un rischio significativo per le fessure orali, le displasie renali, i megacolon e le anomalie urinarie". Nel periodo considerato dallo studio gli inceneritori hanno quindi provocato la nascita di un gran numero di bambini malformati.
Questa una sintesi dei risultati dello studio rispetto alle malformazioni rilevate nei bambini della regione Rhone Alpe:

  • anomalie cromosomiche + 20% rispetto alla media nazionale

  • malformazioni della bocca + 29%

  • malformazione dell'intestino + 44%

  • malformazioni dei reni + 51%



Secondo il direttore del CNIID gli inceneritori saranno "l'amianto del XXI secolo" anche perchè lo studio conferma altre prove scientifiche che hanno posto sotto accusa gli inceneritori di rifiuti come quelle riportate dall'"American Journal of Epidemiology" del 26 giugno 2000 sull'aumento dei tumori rilevati nei tre cantoni di Doubs, vicini all'inceneritore di Besancon (Franca Contea, regione ai confini con la Svizzera).
Le diossine, prodotte in grandi quantità dagli inceneritori, sono secondo l’EPA (Agenzia governativa di protezione ambientale americana) il più potente cancerogeno sintetico.Danneggiano il sistema immunitario,il sistema tiroideio, il sistema sessuale, il sistema nervoso centrale ed il sistema riproduttivo. Inoltre funzionando da sregolatori endocrini e provocando una notevole varietà di tumori.
Possono inoltre attraversare la placenta, danneggiare il feto e contaminare il latte della madre.
Inoltre, secondo l'EPA (Ente governativo statunitense per la "protezione" ambientale), le diossine sono i più micidiali "sregolatori endocrini" che si conoscano. Lo studio più completo sugli effetti della diossina è stato compiuto in seguito al noto incidente di Seveso. La conclusione era che gli abitanti dell’area avevano "probabilità 3 volte maggiori di prendere il cancro al fegato, nelle donne 5,3 volte di prendere una forma di mieloma, tra gli uomini 5,7 volte di prendere alcune forme di cancro al sangue".
Il piombo - Esercita effetti tossici sul sistema nervoso, sui reni, sul sistema immunitario e riproduttivo.
Il mercurio - E’ nocivo per il sistema nervoso, per i reni ed il sistema immunitario.

Inoltre molti metalli pesanti sono conosciuti o sospettati di essere cancerogeni.
Gli studi cui si fa riferimento sono molto recenti e le loro implicazioni non sono ancora chiaramente comprese. Non si conoscono soprattutto gli effetti di lungo termine dell’accumulo di quantità anche molto piccole, ma si sa che entrano nel corpo umano e vi persistono anche per decenni, trasferendosi nel caso delle puerpere ai feti. Dovrebbe valere in queste situazioni il criterio, di puro buon senso, del "principio di precauzione" : dove non si ha conoscenza sufficiente, ma i rischi sono elevatissimi, è ragionevole non correrli.

POSSIBILI SOLUZIONI

Ritengo che la gestione dei rifiuti debba perseguire obiettivi progressivi ben precisi passando attraverso la prevenzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti, la raccolta differenziata, il compostaggio, il riciclo ed il riutilizzo. Solo facendo così possiamo salvaguardare l’ambiente che ci circonda e la salute umana.
I sistemi di produzione pulita sono progettati in modo tale da:
- prevenire la produzione di rifiuti pericolosi
- evitare l’impiego di composti chimici pericolosi in fase produttiva
- l’impiego di sistemi più efficienti in termini di utilizzo di materie prime e di energia.
Infine c’e da sottolineare che i prodotti derivanti da processi “puliti” hanno la caratteristica di:

Non essere tossici e di non contenere i residui chimici
Essere costituiti da materiali biodegradabili
Essere resistenti e riutilizzabili
Essere facili da scomporre, riparare e ricostruire
Avere un imballaggio ridotto e costituito di materiale riciclabile e/o riciclato






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