Francesco Sforza a Tuscania - Fai una domanda al prof.Giontella

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Francesco Sforza a Tuscania

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Domanda:

Quali tracce ha lasciato a Tuscania il dominio di Francesco Sforza (figlio di Muzio Attendolo e originario di Cotignola -RA) ? Del predecessore, il Tartaglia, a Tuscania ci sono molti segni. Cosa invece resta del dominio dello Sforza? Ho letto, ma non ricordo dove, che furono ritrovate a Tuscania alcune monete di Giovanna di Napoli: essendo stato Francesco Sforza al servizio della suddetta regina in tempi antecedenti al 1434-35 (anno del suo dominio su Tuscania), potrebbe tale ritrovamento essere collegato alla sua dominazione sulla bellissima città che tanto amo? Cos'altro pur riferirsi, inoltre, alla presenza sforzesca in Tuscania? Le sarei grata se potessi avere comunque qualsiasi notizia relativa al periodo tuscanese di questo condottiero. Valeria Strocchi

Risposta:


Francesco Sforza e Tuscania

La presenza di Francesco Sforza a Tuscania non ha lasciato alcuna traccia nei monumenti del Centro Storico: la sua presenza fisica è, comunque, attestata dalle fonti documentarie e dalle fonti narrative.

Siamo nella prima metà del Quattrocento. Tuscania (o meglio, Toscanella, come era chiamata da circa due secoli prima) è stata sottomessa da diversi condottieri.

Nel marzo 1407 è saccheggiata proprio da colui che, per incarico del Papa, la deve proteggere: Paolo Orsini, il capitano generale dell’esercito pontificio. E costui non è che il primo capitano di ventura di una lunga serie.

Dopo di lui, Angelo di Broglio da Lavello detto il Tartaglia è signore di Toscanella per sette anni (dal 1414 al 1421).

Il papa Martino V, unico Papa dopo la fine dello Scisma, vi manda Nicolò da Tolentino nel 1422. Paolo Colonna la depreda, con scorrerie, nel 1429 e nel 1431.

Nella prima metà del XV secolo si avvicendano diversi capitani di ventura. Soltanto il Tartaglia ha lasciato più d’ogni altro la propria impronta, visibile anche in alcuni monumenti, oltre che nei documenti e nelle cronache.

Per quanto riguarda gli Sforza, tra il 1414 ed il 1421 le cronache tuscanesi vedono come protagonista il Tartaglia in continua lotta (alternata a brevi tregue) contro il suo antagonista-consuocero Muzio Attendolo Sforza, il padre di Francesco.

In questo periodo Francesco fa qualche fugace comparsa a fianco del padre (soprattutto a Roma nel 1417), ma niente di più.

Nel 1433 il duca di Milano, Giovanni Maria Visconti (1402-1442) invia Francesco alla testa del suo esercito, facendogli invadere le Marche ed il Patrimonio di S. Pietro in Tuscia. Nel febbraio 1434, Francesco pone il suo quartiere generale alla Commenda (Montefiascone), da dove invia lettere a Viterbo e a Corneto, chiedendone la sottomissione. Contemporaneamente riceve la dedizione di diversi centri, tra cui Toscanella. Il 25 marzo 1434 Francesco (con un bel voltafaccia!) passa dalla parte del papa Eugenio IV, che lo nomina gonfaloniere della Chiesa, Marchese del Piceno, Signore delle terre dell’Umbria e del Patrimonio della Tuscia: le Cronache di Niccolò della Tuccia (p. 173) ci parlano della sottomissione di Montalto, Bolsena, Respàmpani e Bomarzo; su richiesta degli stessi Viterbesi, il Papa affida allo Sforza la difesa di Viterbo. Il documento con cui il papa Eugenio nel 1434 gli concede il vicariato di Toscanella si trova nell’Archivio Vaticano (Registro n. 381, foglio 250).

Personalmente lo Sforza si trattiene poco a Toscanella: un atto del 12 marzo 1434 ci fa ipotizzazre che Francesco, quando è a Toscanella, preferisce starsene accampato presso il castello della Carcarella (km 6 fuori Tuscania, sulla sinistra della strada per Tarquinia).

Egli governa Toscanella tramite i suoi capitani, come Michelotto Attendoli prima, poi suo fratello Leone Sforza.

Nel 1435 entra in scena un altro personaggio: il card. Giovanni Vitelleschi nominato dal Papa “Commissario riformatore delle Terre del Patrimonio”, che cerca invano di estromettere lo Sforza dalle terre posizioni acquisite.

Crea, invece, seri timori allo Sforza la comparsa di altro condottiero (suo rivale), Niccolò Piccinino, che, entrato nel 1441 come nemico nelle terre della Chiesa, si sottomette ben presto al soldo del Papa, suscitando la gelosia di Francesco Sforza, che è il gonfaloniere della Chiesa e signore di Toscanella.

Lo Sforza si mostra duro e non trova di meglio che far guerra al Papa (dal quale è subito dichiarato ufficialmente “ribelle”).Nel novembre 1442 Francesco Sforza (dalle Marche, dove è asserragliato) manda 400 fanti a Toscanella al comando del suo capitano Bernardo d’Utri, che incomincia a depredare i territori di Viterbo, Corneto (oggi Tarquinia) e Canino.

Successivamente Francesco invia altri rinforzi (500 cavalieri) a Toscanella: li conduce un altro suo capitano, Antonio Colella da San Severino detto Ciarpellone. Costui sconfigge presso Marta l’esercito pontificio, guidato da Ranuccio Farnese, poi, presso Vetralla, mette in fuga un esercito di 200 cavalieri del conte Everso Anguillara, quindi passa a Bolsena, dove sconfigge le schiere orvietane di Pietropaolo della Cervara.

Il giorno di Natale (siamo ancora nel 1442) Ciarpellone parte da Toscanella per un’incursione in territorio di Viterbo e depreda 8.500 pecore, 40 vacche, facendo anche tre prigionieri (forse i malcapitati guardiani di quel bestiame!).

Dopo qualche giorno va a compiere una nuova scorreria nelle campagne di Tolfa e Civitavecchia, portando a Toscanella un bottino di 20.000 pecore!

E non finisce qui! L’8 marzo 1443 alla testa di 1.000 uomini muove contro Viterbo (presidiata dalle truppe di Francesco d’Ardizzone da Carrara e da 300 cavalieri di Federico da Montefeltro). La battaglia avviene in campo aperto, presso Viterbo, ed è assai cruenta; alla fine il Ciarpellone prevale sui pontifici e conduce a Toscanella una cinquantina di prigionieri, tra i quali un capitano soprannominato “Polmone”.

Dopo altre scorrerie (ne segnalo una a Montalto ed una seconda a Civitavecchia), il Ciarpellone è costretto a lasciare Toscanella per accorrere in aiuto del suo signore Francesco Sforza, che nelle Marche è incalzato da nemici più terribili. Il Ciarpellone parte, lasciando a Toscanella un piccolo presidio, al comando di Domenico da Parma. E’ la fine.

Nell’agosto del 1443 Toscanella viene assediata e si arrende quasi sùbito ad un poderoso esercito, guidato dal Farnese, dall’Anguillara e da Angelo di Roncone. Con Toscanella, tornano alle dirette dipendenze della Chiesa anche Acquapendente e S. Lorenzo (Vecchio), anche queste comprese nella signoria dello Sforza.

Con il pontificato dei successori del papa Eugenio IV (†23.2.1447) (cioè Niccolò V, Callisto III, Pio II, Paolo II, Sisto IV e Innocenzo VIII) il Patrimonio gode di un lungo periodo di pace. Toscanella attraverserà un brutto momento con il sacco del re di Francia Carlo VIII (7 giugno 1495).

Ma questa è un’altra storia.

Se vuole approfondire le brevi notizie fornite, gentilissima signora Valeria Strocchi, può trovarle nei seguenti volumi:

Carlo Calisse, Storia di Civitavecchia, Firenze, S.A.G. Barbera Ed., 1936-XIV, p. 261;

Secondiano Campanari, Tuscania e i suoi monumenti, vol. I, Montefiascone, Tip. del Seminario presso Uldarico Sartini, 1856, pp. 222-225.

Cesare Pinzi, Storia della città di Viterbo, vol. IV, Viterbo, Stabilimento Tipografico G. Agnesotti, 1913, pp. 37-42.

Ignazio Ciampi, Cronache di Niccolò della Tuccia e Statuti della città di Viterbo, Firenze, con i tipi di M. Cellini E. alla Galileiana, 1872, pp. 186-192.

Dopo numerose altre vicende, il 25 marzo 1450 Francesco Sforza venne acclamato Duca di Milano. Morì l’8 marzo 1466.

Concludo riportando (il documento si conserva presso l’Archivio di Stato di Milano) il preambolo della sottomissione dei rappresentanti del comune di Todi a Francesco Sforza nel campo militare della Carcarella il 12 marzo 1434:

“Dinanti al conspecto de la Vostra Celsitudine, Magnifico et Excelso Signore Conte Francesco Sforza, Visconte, Conte d’Ariano et de Cotignola, Capitano de gente d’arme, etc., de la Marcha de Ancona Signore, etc., per parte et nome de li devotissimi et fideli Vostri Servituri, Signiuri Priori et Comuni et Popolo della Ciptà et Contado de Tode, humilmente se supplica che la Magnifica et Excelsa Vostra Signoria, de Vostra usata benignità et de gratia spetiale, se degne concedere a li decti Magnifici Signiuri Priori, Comune et Popolo de la decta Vostra Cictà de Tode le infrascripte domande et gratie, cioè”:

(a questo punto seguono ben 13 pagine contenenti i 40 capitoli di richieste da parte dei Tudertini; l’atto si conclude così:)

“Acta et sigillata et conclusa fuerunt infrascripta Capitula in Campo, prope Carcarellas, die 12 martii 1434”.

Questo documento fu estratto dall’Archivio di Stato di Milano a cura del Sig. Luciano Amici, che gentilmente me lo inviò nel 1983.

 
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