• - LE CASE EX GESCAL CADONO A PEZZI. L’ATER: “SERVONO 4 MILIONI”. di Veronica Ruggero - Succede a Tuscania - Toscanella - 2019


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• - LE CASE EX GESCAL CADONO A PEZZI. L’ATER: “SERVONO 4 MILIONI”. di Veronica Ruggero

Pubblicato da in Corriere di Viterbo ·
Dal Corriere di Viterbo del 06/02/2019
 
Problemi di sicurezza e degrado all’ex quartiere Gescal, dove da tempo l’intonaco si sta staccando dalle palazzine, destando gravi preoccupazioni tra gli abitanti della zona. Un quartiere nato negli anni ’70, per far fronte alla problematica degli sfollati in seguito al sisma che nel 1971 ha colpito Tuscania, sulla progettazione di un villaggio turistico per Marrakech, in Marocco, che a causa di una situazione climatica diversa da quella della zona di destinazione, ha presentato negli anni grosse criticità. Lunedì un pezzo di intonaco di circa un metro quadrato, e un paio di centimetri di spessore, si è staccato dal soffitto del porticato antistante le attività commerciali, frantumandosi sul marciapiede adibito al traffico pedonale.
 
Un problema di sicurezza importante, oltre che di decoro, che si va ad aggiungere ai disagi alla circolazione causati dal parcheggio selvaggio dei mezzi durante le ore di punta, avvallato dalle condizioni di degrado dei marciapiedi e del bordo stradale, sui quali pare sia difficile camminare e tanto più parcheggiare ordinatamente. Le criticità delle palazzine non si limitano alle facciate esterne, gli abitanti e i commercianti si trovano a fare i conti costantemente con infiltrazioni di acqua sui muri interni degli alloggi, in particolare nei servizi igienici, con strutture ricreative inutilizzabili, come il campo da basket al centro del quale c’è una voragine e con spuntoni di ferro che fuoriescono dalle pareti degli edifici.
 
Destano preoccupazione anche le enormi scritte sui muri, inneggianti al nazismo, in un quartiere multietnico gestito dall’Ater, che fa a pugni con la realtà storica e architettonica della città. “In quanto esercenti abbiamo inoltrato varie richieste di sistemazione della struttura – ha spiegato uno dei commercianti dell’ex Gescal – Il nostro piano di proposte di miglioramento non è mai stato accolto. Tutta la zona commerciale è in condizione di degrado, molti locali sono vuoti e spesso la mattina si trova di tutto all’interno dei locali, sporcizia, bottiglie di birra vuote e questo contribuisce a peggiorare ulteriormente la situazione”.
 
Dal canto suo Ater, consapevole della grave situazione, ha fino ad oggi fatto una serie di interventi atti tamponare la situazione. “Dal 2016 al 2018 mi risultano ancora 89 interventi da completare- ha dichiarato Ivan Grazini commissario straordinario Ater -  Chiaramente ci recheremo sul posto per un’ulteriore manutenzione in seguito all’ultimo episodio occorso. Il problema di queste unità abitative, 295 in tutto, deriva dal fatto che sono nate su un progetto che un noto architetto aveva fatto per una città del Marocco, dove le condizioni climatiche sono decisamente diverse da quelle di Tuscania. Da tempo ho fatto uno studio sugli interventi da fare e ho chiesto anche un preventivo ad una ditta, ma i costi si aggirano intorno ai 4 milioni di euro per fare gli interventi minimi necessari, 10 milioni per una ristrutturazione completa. Purtroppo Ater non ha le risorse necessarie per poter pianificare una ristrutturazione risolutiva. La dirigenza Ater sta cercando di portare la problematica in Regione, in modo da poter usufruire di un finanziamento che abbia una certa consistenza, che permetta in due o tre stralci di intervenire sulle criticità più gravi, in quanto la gestione a spot non è risolutiva. Un’altra strada che stiamo percorrendo è quella di poter captare le agevolazioni per il contenimento energetico, che in appoggio ad un eventuale mutuo ci consentano la manutenzione straordinaria necessaria. Stiamo prendendo naturalmente in considerazione anche altre soluzioni, che potrebbero essere condivise tra il comune e la Regione, per poi magari poter vendere gli alloggi”.
 
Veronica Ruggiero



2 commenti
Voto medio: 125.0/5
patrizia Cippotani
2019-02-07 07:40:44
Chi mi conosce sa che ho sempre pensato che i limiti della Gescal possano diventare opportunità.
Quando un gruppo di fotografi al saggio finale del corso di fotografia di marco scataglini (sbaglio?) hanno realizzato e mostrato le immagini del link sotto ho pensato a quelle periferie che grandi amministratori in italia e nel mondo hanno ripensato e restituito alla comunità.
https://www.flickr.com/photos/papier66/14655983415
Qui la gescal non è periferia ma secondo cuore pulsante di una comunità ferita che, anche se in modalità discutibili dal punto di vista progettuale e della realizzazione, nella gescal ha trovato una nuova casa. Chiedete a chi ci ha lavorato e a chi è tornato in una casa vera dalle baracche , a chi ha occupato l'asilo per costringere le autorità ad aprirlo scavalcando la burocrazia, a chi è cresciuto fra corridoi e terrazzi, circondato dai campi. Non è tutto degrado, è un mondo sospeso fra un sogno e l'abbandono, un popolo che chiede attenzione e rispetto ma non ha voce comune. Vorrei vedere le scuole e le università studiare progetti originali e stampa dell'epoca, salvare la memoria registrando testimonianze, fotografare (il link contiene immagini da national geographic). E su questo materiale tutta la comunità potrebbe proporre, discutere, chiedere, pretendere, magari cercare fra i fondi strutturali europei o simili un modo per finanziare iniziative piccole e grandi (vedi le proposte di noi esercenti, disattese dal 2014 e periodicamente riprotocollate in attesa di occhi illuminati che le leggano).
Addirittura il progetto scolastico per i murales di gescal streetart (ne parlò toscanella, un bel lavoro della scuola media) si è incagliato in qualche dimenticatoio.
Grazie Veronica Ruggiero per aver alzato il sipario su questo microcosmo. Ora compaiano gli attori.
Dove i piccoli vedono un problema, i grandi vedono mondi nuovi.
Gigi Pica
2019-02-07 23:30:30
Ogni tanto ricordo che non pubblico commenti con email false o inesistenti...

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