● - CINGHIALI, VIA LIBERA ALL’ABBATTIMENTO DI 976 CAPI IN 17 AZIENDE - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - CINGHIALI, VIA LIBERA ALL’ABBATTIMENTO DI 976 CAPI IN 17 AZIENDE

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Regione Lazio - Ben 288 nelle campagne di Ischia di Castro, Canino e Tuscania - Oltre ai danni, c'è anche l'allarme peste suina africana
 
Peste suina africana e danni da cinghiali, via libera dalla Regione Lazio all’abbattimento di 976 capi in 17 aziende faunistico-venatorie del Viterbese.
 
Lo prevede una determina del 26 agosto, che riguarda:
 
·       Barbarano Romano, 48 capi;
·       Bucone (Canino, Cellere e Tessennano), 26;
·       Canino, 20;
·       Carbonara (Bagnoregio, Viterbo e Celleno), 16;
·       Casalone (Viterbo), 24;
·       Castel Bagnolo (Orte), 68;
·       Fondaccio (Montefiascone), 20;
·       Filissano (Nepi e Catel Sant’Elia), 56;
·       La Gallicella (Acquapendente), 78;
·       Mezzano (Valentano), 48;
·       Monti di Castro (Ischia di Castro), 100;
·       Pantalla (Tuscania), 140;
·       San Martino (Sutri e Nepi), 40;
·       San Salvatore (Vetralla), 48;
·       Sugarella (Canino e Tuscania), 48;
·       Vejano, 80;
·       Il Voltone (Farnese), 16.
 
Contestualmente viene posto l’accento sul “rischio sempre più elevato di introduzione del virus della peste suina africana nel nostro Paese”, contro il quale la Regione consiglia di mantenere l’attenzione dimostrata in relazione alla possibilità di trovare cinghiali morti (anche a seguito di incidente stradale) ovvero abbattuti ma che mostravano ante mortem comportamenti anomali di qualsiasi tipo, così da segnalarli alle competenti autorità”, raccomandando “di segnalare il ritrovamento di carcasse parzialmente predate (lo stato di infezione aumenta la probabilità di predazione) o putrefatte, in quanto il virus sopravvive alla completa decomposizione dell’ospite rendendo quindi sempre possibile una diagnosi di laboratorio”.
 
Tornando all’abbattimento selettivo, la decisione della Regione prende atto della nota dell’ente “Produttori selvaggina di Viterbo” con cui si richiede di poter proseguire la caccia di selezione, “stante il perdurare dei gravi danneggiamenti alle coltivazioni e alle infrastrutture agricole interne alle aziende faunistiche venatorie causati dal cinghiali”.
 
Il prelievo di selezione è consentito soltanto ai cacciatori in possesso di abilitazione alla caccia di selezione anche se non iscritti all’albo regionale.
 
“Il prelievo in selezione – sottolinea la Regione – è uno strumento efficace di riduzione del numero di cinghiali e dei danneggiamenti alle colture agrarie e alle infrastrutture agricole qualora attuato in sinergia tra i vari istituti faunistici presenti sul territorio provinciale”.
 
“La mancata attuazione all’interno delle aziende faunistiche venatorie, potrebbe generare un aumento delle presenze al loro interno, con conseguente incremento dei danneggiamenti, nonché ridurre l’efficacia dei piani di gestione degli ambiti territoriali di caccia”.



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