● - IL CROCIFISSO DI SAN MARCO A TUSCANIA, UNA STORIA DI ARTE E DEVOZIONE. Di Stefano Mattei. - Succede a Tuscania - Toscanella - 2019


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● - IL CROCIFISSO DI SAN MARCO A TUSCANIA, UNA STORIA DI ARTE E DEVOZIONE. Di Stefano Mattei.

Pubblicato da in Blog Toscanella ·

 
Era tanto tempo che non entravo nella chiesa di San Marco, ma devo ammettere che questa mia visita è stata più piacevole del previsto. Sono andato in una fredda mattina di dicembre e Don Luca è stato così gentile da lasciarmi le luci accese, ma un bellissimo sole filtrava dal rosone e la chiesa era deserta. Quindi mi sono seduto davanti al bellissimo Crocifisso e sono rimasto per un po’ di tempo ad ascoltare quel perfetto silenzio.


 
Il Crocifisso, è un manufatto in legno del XV secolo di pregevole fattura, ma oltre la sua importanza artistica ha un profondo significato spirituale per i tuscanesi e, nel corso del tempo, ha cambiato posizione varie volte. Nella primavera del 1597, papa Clemente VIII Aldobrandini decise di effettuare un viaggio nel viterbese, narrato in una cronaca pubblicata dall’Orban nel 1913. Il Papa si intrattenne due giorni a Bagnaia, poi visitò il Santuario della Madonna della Quercia e la mattina del 27 aprile si fermò a San Martino del Cimino. Nel pomeriggio partì verso Tuscania arrivando verso le 19 e venne accolto “tra due ali festanti di folla” fermandosi a dormire al palazzo della Dogana (Palazzo Quaglia). La mattina seguente, di buon ora, probabilmente celebrò la messa nella chiesa di San Francesco, quello che è sicuro è che si trattenne in preghiera davanti al Crocefisso che si trovava nella quarta cappella di destra. “Il popolo di Tuscania- viene riportato- era assai devoto ed affezionato a questo Crocefisso, considerato da tutti assai miracoloso. Il Papa in quella circostanza, come continua l’Orban “ordinò che, a spese della Comunità, vi si facesse ardere la lampada notte e giorno di continuo”.
 
Nel 1948, la relazione di un perito muratore indicava quella cappella come “Cappella del Crocefisso”. Successivamente la cappella a San Francesco venne ridotta ad ufficio del veterinario quando la chiesa fu trasformata in un mattatoio. Alcuni tra i primi custodi del mattatoio, tra cui Serafino Spagnoli, lungo il corso del novecento indicavano spesso ad alcuni tuscanesi il luogo dov’era il Crocefisso Miracoloso.
 
Non è certo sapere fino a quando la lampada è stata accesa, senza dubbio, fino al 1704. Il giuspatronato della Cappella del Crocefisso spettava da tempo ai Ciglioni (perlomeno dal 1489), ma con l’affievolirsi del prestigio di questa famiglia passò ai membri della famiglia Giannotti che qui risultano sepolti dagli inizi dell’Ottocento.
 
Un primo spostamento del Crocefisso avvenne molto dopo, in seguito alla visita, nel maggio del 1823 del Cardinale Antonio Gabriele Severoli che visitando la chiesa di San Francesco confermò i due precedenti provvedimenti di sospensione del culto e rilevò anche i pericoli di crolli dovuti alle condizioni disastrose della struttura. Tra le altre decisioni, considerando che ora, con la sospensione totale, anche gli altari del SS Crocefisso e di S. Antonio non potevano più essere officiati, il cardinale decisero di trasferire il Crocefisso Miracoloso in un’altra chiesa per salvarlo dall’umidità e dal pericolo dei crolli, ma lasciarono la scelta ai patroni della cappella quindi alla famiglia Turiozzi. Secondo Giontella, il conte Giuseppe Turiozzi e suo fratello, il card. Fabrizio Turiozzi, lo hanno trasferito nella chiesa di Santa Maria del Riposo. La collocazione attuale del Crocefisso si deve a Don Lidano Pasquali, un parroco ricordato con grande affetto dai tuscanesi che dopo il terremoto del 1971 lo ha trasferito a San Marco, la sua chiesa parrocchiale.
 
Oltre le sue vicende che attraversano gli ultimi secoli di storia tuscanese, il Crocefisso resta un simbolo di venerazione estremamente importante, ci ricorda il nostro passato, ma basta ammirarlo per qualche secondo in silenzio per percepire il fascino di una spiritualità che trascende la bellezza della sua raffinatezza artistica.
 
Il materiale storico è tratto quasi interamente dal libro “L’ordine dei minori conventuali di San Francesco a Tuscania” del Prof. Giuseppe Giontella del 2003. Si ringrazia la curia tuscanese e ed in particolare Don Luca per la grande disponibilità.
 
 



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