● - LAICI E PRETI VISTI DA TARQUINIO II - Succede a Tuscania - Toscanella - 2017


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● - LAICI E PRETI VISTI DA TARQUINIO II

Pubblicato da in Blog Toscanella ·
Dopo la battuta di Baldo sulla santa messa ascoltata da alcuni tuscanesi alla Rocca e,  tenendo  presente le varie vicissitudini che la nostra parrocchia  ha passato, e sta passando, mi sento  in dovere, anzi in diritto, di dire pure la mia.  Sarò logorroico, ma  non posso fare altrimenti.
 
Il  prete chi è?  
E’ un interrogativo che oggi, soprattutto  qui a Tuscania, è tornato alla ribalta per merito di qualche prete che continua imperterrito a tracimare, dal proprio specifico ruolo di persona consacrata, esternazioni imprudenti o posizionate su evidenti e personali modi di vedere e di fare.
 
Allora il  prete chi è?
E’ una persona, che, oltre a fare un faticata a testimoniare l’aldilà, si accolla l’enorme fatica a testimoniare soprattutto l’aldiquà.
 
Perché il prete  non è una persona normale.
Le persone normali hanno famiglia, prendono uno stipendio, coltivano simpatie e antipatie, sono convinti che i cattivi rimangono cattivi e che i buoni continueranno perdere. Credono  che Caino  sia più forte di Abele e che il Figliol Prodigo, anziché tornare a casa  scialacqui tutti i beni di  famiglia, compresi quelli del fratello buono. Credono che  il vangelo sia  un bel libro da leggere e da collocare nello scaffale del salotto. Le persone normali sono sicuri che saranno i furbi a possedere la terra; che essere poveri è una  disgrazia. Hanno un orario di lavoro, le giornate libere, sono coperti di contratti, si godono le loro ferie e quando va male devono sopportare le suocere. Le persone normali sperano di avanzare professionalmente, di farsi la seconda casa in montagna o al mare, di avere una auto all’altezza del ruolo, di fare quei quattro peccatucci che è giusto fare (e tutti sappiamo quali), perché si dice che quello che perso è perso e che è giusto  fare in questo mondo. Le persone normali più che amare la gente di colore apprezzano la gente con la “faccia abbronzata”.
 
I preti non sono persone normali.
Non hanno famiglia, non  hanno moglie, vivono nella casa della parrocchia, non hanno orari, non hanno le domeniche libere, si possono permettere di fare le ferie di tanto in tanto con un centinaio di ragazzi dell’oratorio. Devono ascoltare per vocazione tutti, devono amare soprattutto le persone che altri odiano, devono credere che il Figliol Prodigo prima o poi tornerà a casa; non possono accettare che esistano gli irrecuperabili. Si innamorano delle persone che li odiano e sono convinti che Caino prima o dopo si convertirà. I preti sognano il paradiso e usano i beni di questo mondo quel tanto che basta; camminano per terra, ma non sono di questa terra. Predicano a chi ci sente e a chi è sordo; perdonano settanta volte sette e credono che la pace sia più importante ed economica della guerra. Chiamano tutti fedeli, hanno sempre libero un posto a tavola per il povero e la porta socchiusa per chi bussa. Non può servire due padroni, perché deve servirne uno solo, Gesù Cristo, e quindi  deve avere una fede con la quale deve trasmettere al mondo la Buona Novella. Per questo  ci domandiamo come  è possibile che anime consacrate si perdano in miserie. Certamente, su un candido lenzuolo anche le macchioline (figuriamoci le grandi patanfie) saltano subito all’occhio… In conclusione ciò che in  un laico  si compatisce, in un sacerdote, in un anima consacrata non si perdona.
 
Però...c’è un però.
Tutti i preti cominciano la vita consacrata con grande entusiasmo e con le  migliori intenzioni. Ma la vita consacrata è  fatta  di gesti ripetitivi e  di orari e se  il prete non esercita una grande vigilanza a poco a poco scivola nell’abitudine e quella vita, che doveva esser una missione, diventa un mestiere, come un altro, meno redditizio (Forse!?) però più comodo e meno carico di responsabilità pratiche di altri mestieri. E quando,  con il trascorrere del tempo, la tensione spirituale non è che un ricordo e la preghiera, soprattutto la preghiera, soffocata dall’attivismo, ripeto  dall’attivismo|, si riduce a quei pochi momenti in pubblico, ecco che può  presentarsi (e si presenta sempre!) il Tentatore che fa crollare l’anima  ormai priva di difese.
 
E allora che cosa succede?
Sono sicuro che chi ha letto, la risposta già se l’è data!



3 commenti
Voto medio: 130.0/5
Baldo
2017-04-04 20:19:56
Le argomentazioni di (Don) Tarquinio 2° sono edificanti. E noi sempre disponibili ad essere edificati ci sentiamo come messi nel piano regolatore: come sicura fondamenta su cui la provvidenza possa erigere il proprio santuario.

Però è strano che qualcuno ancora dica “preti e polli non sono mai satolli” !!!!


p.s.
noe, la domenica a la rocca, famo le spargiole, le lupole e qualche volta pure le strefele.

Tarquinio Secondo
2017-04-05 12:23:53
Apprezzo le tue battute, anche se mi piacerebbe che tu, su qualche problema che interessa e che scotta, esporresti il tuo pensiero. Per quanto riguarda il "Don" dopo non c'è scritto Tarquinio Secondo, ma Rodrigo e non è solo; infatti ci sono il Griso, il Grignapoco, il Montanarolo, lo Sfregiato, lo Squinternotto , il Tanabuso, il Tiraditto, e nei giorni delle feste c'è anche il Carlotto. Tanti saluti.
Baldo
2017-04-06 18:55:50
Mumble, mumble ……. dunque lei è Don Rodrigo e si circonda dei bravi ……. :
ma allora c' è un Don Abbondioooo….. ?!?!?!?!!?


p.s.
con tanti egregi ed illustri pensatori che girano per il paese non mi azzardo ad esporre i pensierini miei. Lo faccio per il decoro e l’equilibrio di cotanto ecosistema.

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