● - IL PASTORE, POETA, PITTORE, ENNIO DE SANTIS, RE DELL'OTTAVA RIMA, CI HA LASCIATO. di Mauro Galeotti. - Succede a Tuscania - Toscanella - 2019


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● - IL PASTORE, POETA, PITTORE, ENNIO DE SANTIS, RE DELL'OTTAVA RIMA, CI HA LASCIATO. di Mauro Galeotti.

Pubblicato da in Dal Web ·

Ennio De Santis mentre recita una poesia in ottava rima
 
Se ne è andato via il 2 giugno, alle ore 12, il poeta-pittore Ennio De Santis, ricoverato all'Ospedale di Belcolle, si è spento, lasciando a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, tanta tristezza.
 
Era nato nel 1937 a Piansano, dove si svolgerà, martedì 4 giugno, alle 16, l'ultimo saluto.
 
Un caro amico buono e generoso.
 
Ennio aveva conosciuto la vita sana, quella all'aperto, quella dura, quella vera, quella che ogni giorno ti fa apprezzare di essere nato felice di viverla.
 
Viverla accanto alle miti pecore, tra le mille parole della poesia, sulla superficie delle tele, invase dai colori, lasciati dal suo sapiente pennello.
 
Un uomo vero.
 
Sempre sorridente, lo ricordo pieno di armonia, con la voglia di comunicare il suo amore, che donava a tutti con il suo grande cuore, pronto a palpitare per diffondere i suoi sentimenti, le sue emozioni, il suo io.
 
 
Un amico, un personaggio, che ho incontrato lungo la mia vita... e che non dimenticherò mai.
Mauro Galeotti
 
- . - . - . - . - . - . -  .-
 
 
 
"Dalla natia Piansano a San Francisco, dalla cura delle greggi ai riconoscimenti internazionali. Il percorso umano e artistico di un pittore tra i più significativi della Tuscia.
 
Ennio De Santis è nato a Piansano ma ha trascorso la sua giovinezza ad Arlena di Castro, per poi ritornare da sposato a Piansano e trasferirsi quindi definitivamente a Tuscania. Per gran parte della vita ha fatto il pastore di greggi e questo è stato fino alla maturità il suo unico mestiere. Privo di studi regolari, completamente autodidatta, ha coltivato uno spirito poetico che lo ha portato a pubblicare, nel tempo, sei volumi di poesie, in versi liberi e ottava rima, e a proporsi quale poeta popolare “a braccio” anche in un festival di Sanremo. La sua poesia risente inevitabilmente della sua esperienza di vita. In “Pastorali”, una delle sue prime raccolte, leggiamo:
 
Bianche di latte
 
alzo le mani
 
come candelabri
 
E come ceri appena spenti
 
le mie dita fumano.
 
Ne ha fatta da allora di strada il “pecoraio” piansanese: una raccolta dei suoi versi è stata tradotta in inglese nello stato di Washington e una sua silloge è finita in una antologia poetica pubblicata dall’Università di Salisburgo e curata da Desmond O’ Grady, dove il nostro ha visto il suo nome affiancato a quello di sommi poeti quali Leopardi, Quasimodo, Montale.
 
La poesia tuttavia non è l’unica manifestazione del suo temperamento artistico, grande spazio vi occupa infatti la pittura. Lui ama definirsi “un poeta che dipinge”: in verità la sua vocazione artistica ha trovato nella pittura una compiuta forma di espressione.
 
Avendo meditato lo stile e i soggetti di Cesetti, suo grande conterraneo - considerato che ormai da molti anni De Santis vive e lavora a Tuscania - ne ha appreso la lezione per poi sviluppare e affinare un suo stile personalissimo. Ciò che colpisce al primo impatto nei suoi quadri è la nitidezza della luce e l’esuberanza del colore. Fin da bambino, conducendo le pecore al pascolo, ha assimilato il fulgore di albe luminose tra i colli della Tuscia e il calore di tramonti sfavillanti sulle piane della Maremma. Ha custodito come in uno scrigno segreto queste sensazioni per poi trasformarle in colore sulla tela.
 
 
E’ così che De Santis è diventato “il pittore delle pecore”. E una delle sue prime opere fu proprio lo stendardo della “Festa del Pastore” di Piansano: un San Pasquale dai tratti elementari più ancora che naif, ma preceduto da una splendida testa d’ariete, che già prefigurava tutti i caratteri del suo sentire artistico.
 
Con gli anni il suo stile si è evoluto, senza mai tradire tuttavia la freschezza delle origini. De Santis ha trasfigurato la fatica e la solitudine del “pecoraio” collocando i suoi soggetti in ambiti “spirituali” prima ancora che metafisici: albe radiose, orizzonti luminosi, auree dai delicati colori pastello, sfondi nebulosi e fluttuanti dove i suoi animali, irrealisticamente dipinti con colori sgargianti, sembrano nuotare più che volare. Da soli, in coppia, in gruppi simmetricamente disposti o in ordine sparso: un universo fatto di pecore, buoi, mucche e cavalli che richiamano una Maremma sognata prima ancora che vissuta o forse filtrata attraverso le lenti della malinconia che ne smussano le asprezze e ne addolciscono i toni.
 
De Santis si è così conquistato una notorietà che valica i confini nazionali, avendo esposto le sue opere non solo a Roma, Bologna, Venezia ma anche a Berlino e a San Francisco. La sua ultima mostra, ad ottobre, a Piansano in occasione della Festa della Madonna del Rosario.
 
“Cuore della mia terra” ha scritto in una poesia dedicata al suo paese,
 
Ad ogni mio ritorno
 
come rondine, a picco
 
in te mi getto.
 
Una dichiarazione d’amore e un compiuto manifesto poetico



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