● - GLI ACQUARELLI DI JOHANN ANTON RAMBOUX A TOSCANELLA. di Mauro Loreti - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - GLI ACQUARELLI DI JOHANN ANTON RAMBOUX A TOSCANELLA. di Mauro Loreti

Pubblicato da in Mauro Loreti ·
Questo pittore e litografo era di una famiglia proveniente dalla Savoia. Studiò a Florenville nella Vallonia belga con Jean Henri Gilson  un ex monaco benedettino che insegnava arte e poi a Parigi con Jacques Louis David, pittore francese di stile neoclassico. Nel 1815 andò a Monaco di Baviera e fu allievo di Konrad Eberhard , famoso pittore e scultore tedesco,  nell’Accademia di Belle Arti di quella città. Dal 1816 al 1822 visse a Roma dove conobbe molti pittori romantici del movimento del Nazareno i quali miravano a far rivivere la spiritualità nell’arte.


 Johann Anton Ramboux

Dal 1822 al 1823 visse in Germania   a Treviri e dipinse centinaia di acquarelli. Dal 1832 fu di nuovo in Italia e, tra i paesaggi e le scene del popolo, riprodusse copie di affreschi tra i quali anche quelli di Toscanella. Fu lodato per la sua fedeltà originale alle opere. Nella città tedesca di Dusseldorf nel museo Kupferstichkabinett si possono ammirare le copie acquerellate  degli affreschi dell’Ascensione di Cristo nell’Abside di San Pietro ed il Giudizio Universale nel coro di Santa Maria Maggiore di Tuscania.
 
Il 28 settembre 1850 vi fu un’Adunanza della Commissione Consultiva di Antichità e Belle Arti e fu scritta la descrizione di questi monumenti dai professori Pietro Tenerani e Tommaso Minardi, pubblicata poi nel 1998 da Enrico Parlato, professore universitario  di Storia dell’Arte  nella Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte.


 
“Toscanella Basilica di S. Maria Maggiore, la pittura che orna tutta la parete superiore dell’abside di questa antica Collegiata … è dell’epoca  di Giotto, mostrando in tutto l’impronta dello stile giottesco diffuso allora per tutta Italia. .. Noi giudichiamo che meriterebbe essere riparata dai  danni anche per conservare un’opera ampia di un genere che presso di noi è fatto raro, e fra non molto sarà rarissimo  sì per l’azione naturale del tempo, sì per la distruzione incredibile che se ne è fatta nell’epoca nostra e nell’antecedente in tutte le antiche chiese dello Stato; inoltre perché in quel Tempio l’insigne monumento delle Arti cristiane forma uno dei principali ornamenti.  Basilica di S. Pietro congiunta al’antico episcopio: pitture anteriori  al risorgimento sembrano certamente quelle del presbiterio e dell’abside di questo tempio da attribuirsi forse non a pennello greco, sì a quelli italiani  …. L’idea vi è giusta e conforme ai tipi già stabiliti e praticati religiosamente in opere di questa natura e pure alla storia dell’arte è interessante. Questi due singolari monumenti dell’arte architettonica cristiana sono già resi famosi per le stampe degli oltramontani a nostro disdoro più solleciti di noi a porre in luce gli antichi nostri vanti. Né qui si vuol dire della importanza archeologica, perciocché gli storici fanno salire oltre il sesto secolo la fondazione di queste basiliche né tacciono di tutti i pregi d’arte che le fan belle e singolari ma solo considerando che, quali sono , sono uniche in tutto lo Stato Pontificio e di rilevanza non piccola all’onor nostro, anzi all’onor nazionale,  desideriamo e ne facciamo viva supplica alla saggezza e attività  sperimentata dell’Eccellentissimo nostro Signor Ministro Iacobini, che non siano lasciate alla sola cura e discrezione del Comune di Toscanella al certo non sufficiente ai bisogni, ma considerate monumenti spettanti allo Stato, sia per esse stabilita una quota minima della somma che  l’Erario dispone per la conservazione e pel restauro dei pubblici monumenti. Così facilmente e sicuramente potrà ottenersene i convenienti ripari ed una perenne conservazione. E così Dio avesse voluto che si fosse stabilito, anche sol quando la Santa Memoria di Pio VII accorso a riparare la total rovina del sullodato S. Pietro rifacendovi il caduto tetto,  poiché non vi sariano avvenuti i non pochi posteriori provvedimenti né si vedriano coteste venerande Basiliche  squallide e derelitte quasi come giacenti in selvaggio deserto.”


 
Il Ramboux ha segnato in modo duraturo lo sviluppo degli studi storici ed artistici con le sue copie dei dipinti e degli affreschi italiani. Egli ha ancora oggi una posizione  rilevante nella storia dell’arte. I suoi acquarelli spesso sono le uniche fonti iconografiche disponibili. Per copiare gli affreschi  utilizzava la tecnica del ricalco appoggiando la carta oleata sui particolari da copiare e ricalcava i contorni delle figure a matita o con il carboncino. Le sue copie ci documentano lo stato di conservazione degli affreschi tuscanesi.
Mauro Loreti



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