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● - VISITA DELLA FIGLIA DI OTELLO TESTAGUZZA, L'INGEGNERE CHE HA RICOSTRUITO TUSCANIA DOPO IL TERREMOTO DEL 1971. di Stefano Mattei.

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Fonte: Corriere di Viterbo
 
La visita di Alessandra Testaguzza, un avvocato che vive a Ginevra, a differenza dei tanti turisti che in questi giorni si aggirano tra le vie di Tuscania, ha un’importanza simbolica ed emotiva particolare, in quanto è la figlia di Otello Testaguzza, l’ingegnere che dopo il terribile terremoto del 1971 ha guidato la difficilissima ricostruzione del paese nel suo momento più oscuro.
 
“Passeggiando al Parco Torre di Lavello a quasi 50 anni dal terribile sisma- racconta Alessandra- mi sono ritrovata a fare i conti con i ricordi di allora. Ero una bambina di appena 8 anni quando, nel 1972, mi ritrovai a cambiare città, scuole, amicizie, allorché dovemmo raggiungere mio padre, già operativo a Viterbo da un anno”.


 
L’opera di Otello Testaguzza, scomparso nel novembre del 2009, è andata ben oltre il semplice compito di un funzionario. Percorrendo i tempi, con una scelta coraggiosa ha deciso di immaginare la ricostruzione dell’urbe storica come appariva nei documenti del catasto Gregoriano e tornando al passato, negli anni in cui la maggior parte degli abitati viveva nelle campagne, o nelle baracche, ha riedificato completamente dalle macerie quella che oggi è considerata uno delle più belle cittadine del centro Italia.
 
“Ricordo i tanti sacrifici fatti allora- continua la figlia- le assenze diurne e notturne di un uomo che si dedicò completamente alla rinascita di Tuscania, con l’intento preciso e fortemente voluto di non stravolgerne l’essenza antica, di migliorarla, di ridare presto un tetto a chi aveva perduto tutto quel che aveva, ma anche quello di creare dentro le mura, un luogo che potesse rappresentarla e che potesse essere fruito dalla popolazione.  L’intento era chiaro e deciso, ma le difficoltà furono enormi e soltanto la caparbietà e l’amore per l’arte e la cultura, spronarono e motivarono le grandi battaglie che mio padre si trovò costretto a combattere, contro le istituzioni, la burocrazia, la politica, alcuni colleghi, gli stessi abitanti, che non erano disposti a rendergli il compito facile non comprendendo pienamente la visione che lui aveva non solo per il presente, ma anche per il futuro della città”.
 
Questi suoi sforzi, descritti anche nel libro “Pietra su Pietra”, hanno permesso all’”ingegnere di ferro” di restare per sempre nella memoria dei cittadini. Le celebrazioni e la targa in suo onore sono solo piccoli doverosi omaggi al lavoro di un professionista, ma la sua autentica eredità sono le case, le strade, le piazze e soprattutto l’incanto di quello che per tutti i tuscanesi è semplicemente “il parco”.
 



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