03/2021 - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - “LA TUSCIA PASSI A ZONA ARANCIONE, ALMENO FINO AL 3 APRILE”

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111 amministratori scrivono a ministro Speranza, presidente Zingaretti e prefetto Bruno per dire no alle nuove misure "generalizzate, inique, vessatorie e mortificanti"
 
“La Tuscia passi a zona arancione, almeno fino al 3 aprile”. Coronavirus, rosso è troppo, rispetto ai parametri registrati a Viterbo, oltretutto con previsioni, diversamente dal resto del Lazio, che parlano di un ulteriore calo.
 
Così, oltre 110 tra sindaci e amministratori locali, hanno sottoscritto una lettera inviata al ministro alla Salute Speranza, al presidente della regione Zingaretti e al prefetto Bruno. Chiedono una revisione della scelta effettuata, diversificando le situazioni da zona a zona e non con un provvedimento generale come quello adottato, che mette tutti insieme, chi ha problemi, con chi ne ha meno.
 
Sono circa 111 le firme. Tra queste, il sindaco di Civita Castellana Luca Giampieri, il collega di Bagnoregio Luca Profili, quello di Bolsena Paolo Dottarelli, insieme a molti altri, consiglieri, assessori, vicesindaci. Per il capoluogo, lo hanno sottoscritto tutti i consiglieri e assessori di Fratelli d’Italia e il gruppo Viterbo 2020 a partire da Chiara Frontini, ma anche Matteo Achilli di Forza Italia.
 
Non c’è la firma del primo cittadino di Viterbo, che con il collega di Tarquinia Alessandro Giulivi ha inviato una richiesta simile.
 
Da giorni, non appena appreso della doppia “retrocessione”, da giallo a rosso, alcune forze politiche, da Viterbo 2020 a Fratelli d’Italia, si sono mobilitate, ritenendo eccessivamente penalizzante per i cittadini e per un’economia già duramente provata, la decisione.
 
“La situazione epidemiologica della provincia di Viterbo – si legge nella lettera – non è così grave da giustificare una scelta così forte e drastica. Come già accaduto per altre province e altri comuni, appartenenti a regioni in quel momento rosse, è doveroso fare una valutazione più capillare di questa situazione”. Basandosi su numeri.
 
“Stando alle previsioni dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), nei prossimi giorni tra Viterbo e provincia è atteso un decremento dei contagi del 5% rispetto all’ultima rilevazione fatta l’8 marzo, in controtendenza con quello regionale, che dovrebbe far registrare +5% dei casi, distribuiti tra +10% a Rieti, +8% a Frosinone, +7% a Roma e +1% a Latina”.
 
Con questo quadro, la misura appare sproporzionata: “Rischia di aggravare in modo permanente una situazione sociale ed economica già molto grave. Stiamo registrando, in queste prime ore dalla notizia della zona rossa, un malessere importante tra i nostri cittadini, che si sentono ingiustamente colpiti dal nuovo provvedimento, dopo mesi di grandi sacrifici.
 
Come amministratori, siamo stati chiamati in questo anno ad assumerci responsabilità enormi, senza tirarci indietro, ma non possiamo fare a meno di mettervi a conoscenza di questa situazione”.
 
In Toscana e Umbria, tanto per fare due esempi, sono state identificate zone rosse in un’area che invece era arancione. “Appare di buon senso richiedere che tale trattamento sia applicato anche nel Lazio, permettendo ai territori dove gli indici di contagio non sono, alla data attuale, così allarmanti da giustificare l’applicazione della misura più drastica, di beneficiare di provvedimenti meno restrittivi, almeno fino alla data del 3 aprile”.
 
I firmatari del documento fanno notare come l’impennata dell’indice rt alla base delle restrizioni sia circoscritta a determinate zone: “che escludono la provincia di Viterbo. Ne consegue, pertanto, che le nuove misure volte al contenimento del contagio risultino essere quantomeno generalizzate, inique, vessatorie e mortificanti per molti comuni dove il contagio è sotto controllo e circoscritto”.
 
Un appello al buonsenso lo definiscono, nel chiedere un’applicazione più capillare degli indici di contagio nella provincia, che sia inserita nella fascia arancione.
 
Giuseppe Ferlicca
 



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