● - RINALDO PAPACCHINI “RICCETTO”: DAGLI STAZZI DELLA MAREMMA ALLE STELLE DEL RING. di Fiorenzo De Stefanis - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - RINALDO PAPACCHINI “RICCETTO”: DAGLI STAZZI DELLA MAREMMA ALLE STELLE DEL RING. di Fiorenzo De Stefanis

Pubblicato da in Blog Toscanella ·
La storia della boxe è costellata di storie di povera gente (proletari per dirla con Marx) che hanno riscattato la loro umile condizione sul ring, dimostrando di saper bene interpretare oltre a quelli più strettamente tecnici, anche i valori morali e sociali della “noble art”.
 
Mio padre aveva una grande passione per la boxe che aveva anche praticato in gioventù da prigioniero degli inglesi nella palestra nel campo POW Camp Ceylon (oggi conosciuta come Sri Lanka). Ed è ascoltando le sue “incredibili” storie di box e di pugili che da sempre rimugina nella mia testa anche il nome, anzi il soprannome tuscanese di “Riccetto”, campione italiano dilettanti dei pesi leggeri nel 1961.
 
Alcuni giorni fa casualmente l’ho incontrato e gli ho chiesto di raccontarmi la sua storia di pugile. Una storia commovente ed allo stesso tempo entusiasmante. Rinaldo Papacchini classe 1940, ad undici anni dopo la licenza della scuola elementare, viene subito avviato al lavoro in Loc. Le Guinze come “servo pastore” (le pecore non erano sue doveva solo accudirle per un misero salario che il più delle volte era ridotto a pane e “cacio”).
 
A sedici anni l’incontro con la box. “Facevo festa perché erano i Santi Martiri, praticamente l’unico mio giorno di festa – racconta Rinaldo Papacchini – al bar di Tamagnini (in piazza Matteotti) ho incontrato Giggetto Selvi che vedendomi robusto e “tignoso” mi ha chiesto se volevo provare ad andare in palestra per imparare a fare il pugilato.
 
Giggetto Selvi ha subito creduto in me e mi ha sempre incoraggiato. Dopo che avevo lasciato la palestra, perché con il lavoro non riuscivo ad allenarmi, Giggetto non mi ha abbandonato e mi ha proposto di “fare le cinture” per il titolo italiano. Ho accettato con entusiasmo e dopo un duro periodo di allenamento sono andato a Roma per battermi per il titolo italiano dei dilettanti”.
 
Rinaldo Papacchini nel suo primo incontro sale sul ring nella capitale per sfidare un pugile del posto, un romano doc, osannato dal pubblico locale che affollava il bordo ring. Scavalca le corde del ring per entrare nel quadrato e subito il pubblico cerca di sfotterlo tirando in ballo il suo allenatore Giggetto Selvi: “Geggetto (alla viterbese perché Selvi era originario del capoluogo) che c’hai portato l’pecoraretto!”.
 
Ma “Riccetto”, abituato agli sfottò,  non si deconcentra è manda KO alla terza ripresa lo sfidante romano. Anche il secondo incontro se lo aggiudica per KO alla seconda ripresa. La finale invece è stata molto sofferta perché il suo sfidante era molto più alto di lui e gli impediva di portare a segno i suoi colpi preferiti tra i quali anche un micidiale gancio destro. Per un pugile dei pesi leggeri sfidare un avversario molto più alto è molto complicato si rischia di perdere solo incassando Jab (il compito del jab è quello di disturbare, tenere a distanza, logorare l’avversario per aprire la strada al colpo più potente).
 
Alla fine della seconda ripresa Rinaldo Papacchini stava perdendo ai punti. Seduto sullo sgabello ha chiesto a Giggetto Selvi cosa poteva fare. E qui il colpo da maestro di Giggetto, la “noble art” di questo grande conoscitore della boxe.
 
“Per portare i colpi gli devi impedire di tenerti lontano – suggerì Selvi – costringilo all’angolo in modo che si trova le corde a destra e a sinistra e poi sferra una serie di colpi al copro come sai fare vedrai che abbassa la guardia (abbassa le braccia) e si scopre”. Bravura, fortuna, miracolo? Papacchini vince per KO alla terza ripresa e diventa campione italiano dei pesi leggeri. Così quanti al primo incontro lo sfottevano appellandolo “pecoraretto”, come succede spesso in Italia, alla proclamazione del vincitore lo osannarono al grido di: “Papacchini spauracchio del ring”.

Fiorenzo De Stefanis



3 commenti
Mauro Ruggeri
2021-07-23 17:46:31
Bravo Riccetto un bel ricordo per tutti noi che ti conosciamo ed esempio di vita per i giovani di oggi.
Luigi Pica
2021-07-23 17:52:46
Un grazie anche a Fiorenzo De Stefanis che ha ricordato questo campione dimenticato.
madmax
2021-08-07 16:19:34
Bravi a ricordare queste persone che dovrebbero essere di esempio ai giovani, una volta lo sport lo facevano per passione con enormi sacrifici anche sperando di cambiare vita ma la spinta era la passione perché i soldi non c erano e chi vinceva aveva solo la gloria.

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