● – IL BIROLLO. di Pericle Scriboni. - Succede a Tuscania - Toscanella

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● – IL BIROLLO. di Pericle Scriboni.

Pubblicato da in Blog Toscanella ·
(da “Tuscania non c’è più” di Pericle Scriboni - 1977)
 
Oggi dire: «Birollo», non si fa altro che dire una parola offensiva (frase: “Che stracce de Birollo!”), mentre ieri, significava indicare una pasta tanto in uso tra i tuscanesi. Era fatta con farina, impastata con acqua melata. Non aveva pregi particolari, se non quello di essere assai duro e di assumere qualità gommose quando si masticava. L’acqua melata si ricavava dalla lavatura degli alveari e dalle ceri contenente il miele.
 
Il Pignetto,  era uno di quelli che annualmente produceva una certa quantità di miele, la lavorazione la effettuava presso uno scoperto nei pressi del vescovato, situato alia estremità di quello strettissimo vicolo, che congiunge via del Giardino con via S. Pellegrino.
 
Moltissimi erano quelli, che con cazzeruole e recipienti vari si recavano da lui, per ottenere un poco di acqua melata. Tanti anni fa era cosa normale vedere nei forni di cara memoria, numerose tielle ripiene di rotonde paste, che altro non erano che birolli. Ed i ragazzi più fortunati, erano quanti al mattino, potevano per colazione inzuppare i birolli nell’orzo. Oggi i bambini, quando stanno per mettere i primi denti, vengono riforniti di ciambelle di gomma o di sonaglioli di plastica, mentre ieri le mamme davano ad essi il birollo.
 
Oggi, anche il birollo non c'è più, è stato spazzato via, come tutte le cose che ricordano la povertà. Non si incontrano più bambini masticanti birolli, non passano più mamme con testi e tielle, non ha più diritto di presenza nel tascapane del lavoratore il bianco, umile, birollo.
 
Parente stretto, anche se più nobile del birollo, era la ciambella da peso, che Teta teneva sempre esposta nella vetrina del negozio, che aveva in piazza presso la chiesa di San Giovanni. Contrariamente al birollo, la ciambella da peso era più leggera, friabile, ed alquanto salata. I maggiori acquirenti di detta ciambella, erano le persone usi a fare lo spuntino pomeridiano all'osteria della Reggia, dal Prignolo, da Baccano o dalla Guardianella, o dalla Fratina.
 
Non cercarla più la ciambella parente del birollo, non la troveresti. Con questi umili dolci, è sparita anche la colomba, fatta con semplice pasta di pane, adornata con colorati confettini e con sulla pancia un uovo lesso, mentre per occhi, aveva due vachi di pepe.
 
Resistono i tradizionali «maccheroni co' le noci», le ciambelle profumate per i SS. Martiri e la pizza di Pasqua. Come succede oggi giorno, anche dalla tavola tuscanese scompaiono le genuine cose, sostituite con quelle confezionate, quelle in scatola, in attesa che giungano gli alimenti in pillola.

 
Pericle Scriboni



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