● - “SCORIE, UN REFERENDUM POPOLARE CONTRO IL DEPOSITO NAZIONALE”. di Daniele Camilli. - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - “SCORIE, UN REFERENDUM POPOLARE CONTRO IL DEPOSITO NAZIONALE”. di Daniele Camilli.

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Fonte: TusciaWeb.
 
Il sindaco Fabio Bartolacci: "Sui rifiuti radioattivi devono decidere i cittadini" - 19 comuni della Tuscia dicono no possibile scelta del governo.
 
La carica dei sindaci, 19 in tutto. Contro l’ipotesi stessa. Quella di fare di il deposito nazionale di rifiuti radioattivi e nucleari nel cuore della maremma laziale oppure a Vignanello, Gallese e Corchiano. A nord della Tuscia o sui Cimini. Anche con un referendum popolare. “In questa zona – spiega subito il sindaco di Tuscania, Fabio Bartolacci – c’è un’area interna costituita da 19 comuni. Da Tuscania ad Arlena, da Tessennano a Montalto fino a Canino, Cellere, Ischia, Farnese, Valentano. Fino a Latera, Onano, Grotte di Castro, Acquapendente e tutta l’area del lago di Bolsena. Questa terra ci appartiene, appartiene a chi la abita. E non è ammissibile che debba subire una scelta del genere. Siamo contrari – afferma poi Bartolacci – alla decisione del governo di individuare anche nella Tuscia aree idonee alla costruzione di un deposito di rifiuti radioattivi e nucleari”.
 
Una contrarietà non solo esplicita, ma fattiva. “Proporremo – dice infatti Bartolacci – un referendum popolare per far decidere direttamente i cittadini e mettere il governo di fronte a questa scelta e daremo mandato a tutta una serie di tecnici per fare controdeduzioni e appunti ai criteri utilizzati per la scelta del nostro territorio tra le aree idonee”.
 


 
“Sono assolutamente contrario – ribadisce Bartolacci -. Sul territorio dell’alta Tuscia è costituita un’area interna con 19 comuni. Su quest’area c’è un progetto di sviluppo con tutta una serie di prospettive. L’altro giorno ci siamo riuniti e abbiamo definito una linea comune da portare alla conferenza organizzata dalla provincia l’11 gennaio. Vogliamo essere messi nelle condizioni di fare approfondimenti di natura tecnica. Dopo la riunione con la provincia ci rivedremo e daremo incarico ad alcuni tecnici di fare delle controdeduzioni in merito alle scelta dei siti nella Tuscia. Chiederemo poi un referendum del territorio. Se il governo non ascolterà, andremo avanti e metteremo in campo delle iniziative”.
 
Quello che preoccupa di più Bartolacci è l’impatto che la scelta di collocare il deposito nella Tuscia può avere sull’immagine del territorio. “Qui ci sono zone importantissime dal punto di vista storico – spiega il sindaco di Tuscania -, ci sono paesaggi stupendi, il mare, gli etruschi, i romani, centri storici di fondamentale importanza, il romanico. Tutti, e da anni, stiamo facendo uno sforzo enorme per valorizzare e promuovere il territorio. Per attirare turisti e costruire un modello di sviluppo che parta dalle nostre risorse e dia lavoro alle generazioni future senza costringerle a scappare perché da queste parti non c’è lavoro. Semmai dovessero piazzare un deposito di rifiuti radioattivi, l’immagine di un intero territorio, un’immagine che, ripeto, è stata costruita a fatica e che fra l’altro è appena nata, verrebbe compromessa per sempre. Con un impatto che non riguarderebbe soltanto gli otto comuni indicati dal governo come idonei ad ospitare un deposito. Ma coinvolgerebbe tutta quanta la Tuscia. Ed è per tutti questi motivi che noi difenderemo la nostra terra anche con le unghie e con i denti”.
 
“Sono inoltre rimasto sorpreso – prosegue Bartolacci – anche dall’individuazione delle aree in una zona sismica come la nostra. Proprio quest’anno ricorre l’anniversario del terremoto che nel 1971 rase al suolo Tuscania”.
 
L’altra cosa che non convince affatto Bartolacci è l’impatto occupazionale e i possibili vantaggi che i comuni potrebbero trarre dal punto di vista economico ospitando un deposito di rifiuti sul proprio territorio.
 
“Che mi importa – afferma Bartolacci – se il deposito nazionale dà lavoro a tot persone, quando per la presenza dello stesso i turisti potrebbero non venire più e di conseguenza potrebbero chiudere strutture intere con tantissime persone che poi perderebbero il lavoro. In tal caso, quale sarebbe il vantaggio per la popolazione? Quale quello dei comuni? Dobbiamo difenderci da soli – conclude il sindaco di Tuscania – e contare sulle nostre forze. Fino alla fine. Con una certezza. Noi, la nostra terra non la regaliamo a nessuno”.
 
Daniele Camilli
 
 



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