● - “LA TUSCIA È UN CIMITERO, DUE MORTI PER OGNI NATO” - Succede a Tuscania - Toscanella - 2019


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● - “LA TUSCIA È UN CIMITERO, DUE MORTI PER OGNI NATO”

Pubblicato da in Dal Web ·
Rapporto Upi Lazio - Il presidente dell'Eures Fabio Piacenti fotografa il 2018 nella provincia di Viterbo. Nella Tuscia il numero dei morti è il doppio di quello delle nascite.
 
Fabio Piacenti, sociologo e presidente di Eures ricerche, punta il focus sui dati demografici alla presentazione del rapporto Upi 2018 sullo stato della provincia di Viterbo.
 
Piacenti, ospite del presidente Pietro Nocchi a palazzo Gentili, snocciola numeri inquietanti.
 
“L’invecchiamento della popolazione è un tema di cui si discute da decenni – spiega – ma la novità più rilevante degli ultimi anni è che siamo arrivati all’inversione del trend ed è iniziato il calo demografico. Nemmeno gli stranieri compensano più la diminuzione di residenti italiani”.
 
Nella Tuscia il calo riguarda soprattutto i piccoli comuni, mentre la città di Viterbo resiste ancora con un dato positivo. Il saldo provinciale complessivo è di -803 abitanti.
 
La spiegazione principale di questo trend è da rintracciare nell’enorme gap tra nascite e decessi.
 
“Nel 2017 – prosegue Piacenti – in provincia di Viterbo i nati sono stati 2101 e i morti 3981. Quindi il rapporto nascite-decessi è praticamente di 1 a 2. Ormai per invertire una tendenza così accentuata c’è bisogno di politiche di portata ultradecennale”.
 
Interessante anche il dato sull’integrazione: il 20% dei bambini nati nella Tuscia ha almeno un genitore straniero, il 15% tutti e due. Per il presidente dell’Eures “questo fenomeno ha importanti implicazioni su molti aspetti della vita sociale. Infatti, il numero dei reati commessi da stranieri è diminuito sostanzialmente”.
 
In ambito economico, la provincia di Viterbo si conferma terra di piccole imprese: il 97,2% delle attività censite conta meno di 9 addetti. Le retribuzioni medie sono salite poco, 1,1% in cinque anni, a fronte di una crescita più cospicua delle addizionali.
 
Piacenti definisce “molto positivi” i dati sul calo del tasso di disoccupazione e l’aumento di quello d’occupazione, a cui però non corrisponde un aumento degli occupati “per via della diminuzione della popolazione”.
 
“Rispetto al passato – spiega il sociologo – la Tuscia ha riaperto delle opportunità. L’export è superiore all’import, la crisi della ceramica si sta superando, l’imprenditoria femminile cresce bene, tuttavia la struttura economica della provincia non riesce ancora a creare ricchezza”.
 
La presentazione si chiude coi dati sul turismo. A fronte di un leggero aumento degli arrivi (+1,1%), la Tuscia fa registrare un crollo delle presenze, cioè delle giornate trascorse sul territorio: -15,9%.
 
“È un turismo più povero – commenta Piacenti – con tutte le implicazioni legate alle attività economiche. Ma è una situazione che grida vendetta, perché, mentre a Viterbo i numeri calano, Roma vede aumentare le presenze di 4 milioni in un solo anno”.



2 commenti
Voto medio: 120.0/5
dario mencagli
2019-01-22 20:23:47
Due frasi sono da sottolineare, mi sembra.

1.”Il rapporto nascite-decessi è praticamente di 1 a 2.
Ormai per invertire una tendenza così accentuata c’è bisogno di politiche di portata ultradecennale”.

Se il Governo italiano dicesse:”
I figli sono un investimento fondamentale per il nostro futuro.
Fate figli, che fino a 18 anni li mantiene lo Stato! (Succede già in altri paesi!)”
Dovremo ASPETTARE 18 ANNI PER VEDERE I RISULTATI, quando i nati adesso saranno diventati maggiorenni!
E’ difficile rendersene conto, perché 18 anni sono un tempo lungo, ma,
se non verranno scoperti modi per crescere PIù IN FRETTA,
sempre 18 anni ci vorranno!

2.” Nemmeno gli stranieri compensano più la diminuzione di residenti italiani”.

Molte persone la pensano diversamente, ma, almeno in provincia di Viterbo, i numeri dicono che NON BASTANO NEMMENO GLI STRANIERI PER EVITARE IL RISCHIO DI SPARIRE NEI PROSSIMI ANNI!
RomoloI
2019-01-23 17:08:15
Conosco molti ragazzi che sono stati costretti ad andarsene da Tuscania perché non c'è lavoro, né
manuale né di concetto. Questo vale anche per tutta l'Italia, infatti perché fare dei figli, farli studiare
fino a venticinque anni, spendere decine di migliaia di euro e quando tutto è pronto, gettare questo
tesoro. Ogni anno più di 120.000 giovani laureati sono costretti ad andare all'estero, invece di fare
figli disoccupati, facciamo sì che restino quelli che abbiamo formato, poi faremo altri figli.

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