● - LA VENERAZIONE DEI SANTI MARTIRI SECONDIANO, VERIANO E MARCELLIANO NEL 1600. di Mauro Loreti - Succede a Tuscania - Toscanella - 2021

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● - LA VENERAZIONE DEI SANTI MARTIRI SECONDIANO, VERIANO E MARCELLIANO NEL 1600. di Mauro Loreti

Pubblicato da in Mauro Loreti ·
Nel 1704 Antonio Barbacci nella sua “Relazione dello stato antico e moderno della città e chiesa di Toscanella” , quando scrisse della chiesa di San Lorenzo inserì alcuni atti notarili del secolo precedente, relativi al culto dei Santi Protettori di Tuscania, le cui reliquie nel 1612 erano state lì trasportate dalla chiesa di San Pietro .
 
“Istrumento nel Bergameno nella cassa dove stanno i Santi Corpi dei Martiri. In nome di Dio  Amen. Nell’anno dalla sua divina Natività 1618 nel tempo del Pontificato del Papa Paolo V,  il 29 gennaio il cardinale Tiberio Muti col titolo di S. Prisca, vescovo Tuscanese e Viterbese, essendo presente nella città di Toscanella si portò alla chiesa di S. Lorenzo  e là a Don Tullio Giusti, priore di S. Maria Maggiore e Rettore e parroco di S. Lorenzo, affidò un paio di chiavi ordinando che entrasse  nel piccolo sacello, munito della grata di ferro, che era sotto l’altare e che l’Arca , conservata in quello stesso luogo, fosse aperta con le predette chiavi. Poi, essendo presenti noi Notai e Testimoni sottoscritti, entrò e aprì i predetti arcani dove trovammo un foglio di carta, le santissime reliquie dei Martiri, una piccola scatola ed una piccola Arca bene e rettamente conservata e diligentemente osservammo il foglio; il predetto fu letto a voce alta e comprensibile , del tenore suddetto : “ In questa Arca riposano i Corpi Santi dei martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano e furono in questa collocati, da un luogo meno decente, dall’Illustrissimo e Reverendissimo Signor Vescovo Tuscanese e Viterbese Tiberio Muti,  che risiedeva a Roma,  nella visita Parrocchiale della Chiesa di S. Lorenzo il giorno 11 maggio 1612, essendo presenti i Signori Fulvio Ragazzi Gonfaloniere e Giulio Danzetta Anziano di questa Città Tuscanese e Don Giovanni Domenico Giaconia Protonotaio Apostolico di Lecce e Vicario Apostolico, Gerolamo Florenziola arcidiacono viterbese e  Alessandro Fani tuscanese e con una grande Moltitudine di Popolo furono fatte tutte queste cose.
 
”Dopo aver dato incarico gli Illustrissimi Signori che fosse chiusa la stessa Arca, il Signor Rettore la chiuse con i mandati della chiave e restituì le due chiavi alla Dominazione sua Illustrissima (al cardinale) che consegnò la prima a Girolamo Ricci e a Curzio Brunacci, Anziani del Comune della Città,  e l’altra al Priore Parroco  da tenere con l’obbligo di una diligente custodia per i successori e con cura da parte del Gonfaloniere, degli Anziani,  e da tenere con fedeltà dal Priore e Parroco della loro chiesa per i successori con una grata di ferro .”
 
 In quell’occasione fu portata in S. Lorenzo, da un’altra chiesa di Tuscania , la cancellata che nel 1426 aveva realizzato il fabbro ferraio  Nicola di Paolo da Siena e che è ancora oggi al suo posto . Il cardinale Tiberio Muti, romano, fu “un santissimo prelato” e molto amante della musica.  Partecipò a due conclavi nel 1621 e nel 1623  e, essendo camerlengo del collegio cardinalizio, prese possesso dei palazzi apostolici , dopo la mor6te dei pontefici, e vegliò sulla sicurezza e sull’ordine dei conclavi. Il 1° marzo 1622 consacrò l’altare Maggiore e la cattedrale di S. Giacomo.
 
“ Fu redatto l’atto alla presenza dei testimoni  il Visconte Giannetto di Acquapendente, Arcipresbitero della chiesa Cattedrale di San Giacomo e Vincenzo Fani. E successivamente il giorno 19 del mese di aprile 1618, quindi dopo che era in vigore il Decreto predetto,  lo stesso Priore, alla presenza dei nostri Notai, aprì la grata e l’Arca predette con quella venerazione che si addice e lì colloco il documento nella pergamena ,descritto nella precedente pagina e poi,  delle dette tre chiavi dell’arca e della grata tenute fino a questo momento , una fu trattenuta e consegnò le altre a Paolo Vittorio Salusti Gonfaloniere, a Rutilio Mancini e a Ermanno Fiordelisi Anziani  ed un’altra a Don Pietro Silonzi canonico della Cattedrale della Chiesa tuscanese , alla presenza dei testimoni  concittadini Pietro Paolo Cimarelli ed Ascanio Fiordelisi.
 
E noi  Rutilio Bufalari pubblico notaio tuscanese in solidum con Antonio Gioia figlio di Innocenzo  Cittadino tuscanese Connotaio cancelliere della Comunità tuscanese scrivemmo e pubblicammo.”  Sotto li 29 di settembre poi del 1661 fabbricatosi ed erettosi dalla Comunità Tuscanese un altare  in onore di questi Santi dentro una Cappella , che aveva in questa Chiesa la Compagnia di San Giuseppe, detti Santi Corpi, per ordine del vescovo Brancaccio, furono collocati sotto questo nuovo altare con il suddetto Istrumento dentro una cassa di cristallo ed altra sopra di legno fatta dalla beata memoria di Giovanni Francesco Giannotti  e si vede l’iscrizione, nella parte anteriore di detta cassa, che dice così: ”I gloriosissimi corpi dei Santi Martiri Secondiano, Veriano e Marcelliano protettori di questa illustre ed  antichissima città di Tuscania  che prima erano conservati dietro l’Altare Maggiore,  al presente furono trasferiti con molto onore il 29 settembre 1661 e riposano ornati in questo luogo più decoroso a spese del capitano Giovanni Francesco Giannotti cittadino tuscanese che, in quel periodo, aveva la carica del Gonfalonierato.
 
”Le chiavi dell’Altare , che d’avanti  ha la sua grata di ferro dorata con la corona d’acciaio parimenti dorato con le sue tre palme in mezzo, e della Cassa dei Santi Corpi si custodiscono e si tengono rispettivamente una dal Capitolo della Cattedrale, una da quello della Collegiata e l’altra dalla Comunità; a questi, per ordine del vescovo cardinale Brancaccio seniore, furono consegnate in detta ultima traslazione del 1661 come ha notato Gabriele Ricci nel suo manoscritto, allegando l’istrumento rogato in solidum da Scipione Buffi Cancelliere Vescovale e da Agapito Vipereschi Cancelliere della Comunità. In questa Cappella ,ove riposano i Santi Corpi ,vi è la Messa quotidiana, che si celebra da un Cappellano che vi tiene, per ordine, la Comunità ed è visitata dal Capitolo e Clero, in occasione di Processioni, sei volte l’anno, cioè in tre venerdì dell’anno, il 2° giorno della Pentecoste, il giorno della Solennità di detti Santi agl’8 di agosto nel ritorno da S. Pietro  , aprendosi all’ora la Cassa dei santi Corpi che stanno tutto quel giorno esposte alla venerazione del Popolo, e il giorno di S. Rocco che vi s’incomincia la Processione. Veramente per la ristrettezza e poca sicurezza della Chiesa, essendo la Cappella da piedi alla medesima Città e in luogo disabitato, di cui ne disse il Cardinale Muti nel suo decreto della visita del 1612: “ la chiesa non è protetta per la custodia delle così importanti reliquie” , più d’uno stupisce che, avendo i Signori Toscanesi procurati di far trasferire la cattedra Vescovale (da Santa Maria Maggiore) in S. Pietro ove non era, perché ivi si fermarono miracolosamente questi Santi Corpi, n’abbino poi procurato che li medesimi si trasferissero nella nuova Cattedrale di S. Giacomo acciò stessero con maggiore venerazione e, di fatto, la Comunità in un Consiglio  Generale celebrato sotto li 20 giugno 1695 risolvé detta Traslazione e, per farla, ne supplicò il Cardinale Sacchetti all’ora Vescovo e furono provate le cause sufficienti per effettuare la Traslazione medesima, come dal Processo che si conserva nella Cancellaria Vescovale di questa Città, fabbricato per ordine del detto Vescovo , non essendosi poi effettuata detta Traslazione perché il Capitolo della Cattedrale non acconsentì e lasciò che il Cardinale facesse rimanere sospesa l’istanza della Comunità, a cui s’oppose il Capitolo della Collegiata, restando ancora le cose in questa sospensione con il motivo che, sì come questi santi, quando non gli piacque che i loro Corpi stessero  più in Cencelle, trovarono il modo che si trasferissero altrove, così ancora , quando non gli piacerà che dimorino in questa Chiesa di S. Lorenzo, siano per far conoscere a chi incombe quanto importi la Venerazione dovuta a tutti i Santi e, particolarmente a questi, che sono stati destinati da Dio per Protettori delle Città e dei Luoghi che ne possiedano le Reliquie, secondo il detto di S. Ambrogio, sermone 776, ivi “Cuncti igitur Martyres devotissime percolendi sunt, sed specialiter ii venerandi sunt a nobis quorum reliquias possidemus”, e così siano per dare lume un giorno del luogo in cui i medesimi Santi Protettori possano esser più venerati, visitati e ricevere quei tributi d’ossequio, di venerazione e di stima che , per onor loro  e della Città, si conviene a tali Reliquie che sono il principale tesoro di essa e che non meritano minor Venerazione di quanta hanno gli altri Santi Protettori non meno delle Città che delle Terre e Castelli Convicini.”
 
Da alcuni anni il Parroco di Tuscania, Monsignor David Maccarri,  ha collocato le Reliquie nella loro cappella che si trova nella navata sinistra della concattedrale di San Giacomo Apostolo il Maggiore, come avevano chiesto gli Amministratori ed il Popolo di Toscanella nel lontano 1695. In questa Cappella si ammirano le tre grandi tele del Martirio, del Trasporto da Roma a Centocelle e della Gloria dei tre Santi. Furono dipinte nel 1785 dal celebre pittore Nicola Bonvicini, romano . Nello sfondo del  quadro della Gloria c’è la città di Tuscania.





1 commento
Rosa Cesetti
2021-07-25 15:23:25
Grazie,come sempre ci allieti e ci informi su fatti che penso la maggior parte di noi non conosce,continua a darci notizie sui Santi che veneriamo nelle nostre Chiese .

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