Toscanella - S Antonio abate

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La festa di S. Antonio Abate
A cura del Cav. Luigi Tei


Il freddo dell’inverno nelle nostre zone è mitigato, in parte, dalle molte festività che, siano esse di origine profana, propiziatoria o cristiana, riproposte in maniera più possibile fedele alla tradizione, riescono a conferire un po’ di “calore umano”, facendoci riscoprire di volta in volta, il modo di essere e di pensare dei nostri avi, quindi le nostre radici culturali e storiche in tema religioso, ove il sacro ed il profano convivevano e a tutt’oggi continuano a coesistere in piena armonia.
In questo contesto si collocano in effetti, varie festività e cerimonie di diversa matrice: quelle di natura orgiastica come il Carnevale e la Mezza quaresima, quelle penitenziali come il Mercoledì delle Ceneri, nonché quelle racchiudenti sfaccettature religiose e profane come la ricorrenza della festività di S. Antonio Abate.

Le festività indette in onore del Santo, che cadono il 17 gennaio, come la tradizione insegna, hanno sempre avuto, oltre alla rievocazione dell’aspetto meramente religioso, una funzione propiziatoria degli dei preposti alla fecondità ed alla fertilità; ciò ad indicare significativamente che la tradizione pagana non venne mai del tutto abbandonata con l’avvento del cristianesimo che anzi, dovette per forza di cose coesistere con questa, pena la progressiva disaffezione delle gente.

La figura della persona di S. Antonio Abate non va relegata al mondo leggendario. Il Santo è realmente esistito, (vai a vedere la storia) visse in Egitto tra il 250 ed 356, e pare che morì proprio il 17 gennaio, giorno in cui si celebra la festività.
S. Antonio fu il patriarca del monachesimo, fu grande uomo di preghiera, pastore di anime, ed ancora oggi è ricordato per questo, oltre che per la sua connotazione di tradizione ispirata al paganesimo e per tutto ciò che ha che fare con i riti propiziatori. E’ necessario soffermarci ancora sul fatto che il sacro ed il profano in certe ricorrenze non potevano essere separati in quanto la tradizione pagana, precedente a quella religiosa, derivava dalla superstizione della collettività umana, quindi dalla volontà dell’uomo, e come tale continuò a persistere addolcita nelle sue sfaccettature meno proponibili nei tempi attuali.

In effetti, ancora oggi, ogni 17 gennaio, in occasione della festa di S. Antonio, è usanza far benedire gli animali domestici sul sagrato delle chiese dedicate al Santo e, addirittura, fino a qualche anno fa era diffusa l’usanza di offrire doni in natura ai sacerdoti, che a loro volta distribuivano le immagini del Santo da appendersi come amuleti nelle stalle. Altra usanza di derivazione pagana è quella di preparare un dolce benedetto offerto sia a uomini ed animali malati, perché S. Antonio, che seppe resistere alle tentazioni, è considerato il vincitore del male. Il Santo è inoltre evocato come il custode dell’inferno, portatore del fuoco e come portatore della vita degli uomini, grazie anche alla figura del maiale che gli permette di entrare nel regno diabolico.

Nella ricorrenza delle festività indette in favore di S. Antonio emergono, quindi, sedimenti pagani che permettono di collegare il presente con il passato. A supportare ciò si aggiunga la testimonianza circa la creazione di un ospedale e la nascita di una confraternita religiosa per assistere i malati di herpes – zoster (fuoco di S. Antonio), proprio nel paese la cui chiesa “ battezzata poi chiesa di S. Antonio da Viennois”, ospitava le reliquie del Santo, ritenute capaci di curare, per appartenere appunto a colui che aveva poteri sull’inferno e sul fuoco, tale malattia. Gli agiografi cristiani collegano questa credenza all’usanza di incendiare, la notte che precede la festa, grandi cataste di legna dette “ Falò di S. Antonio”. Il fuoco in questo contesto ha un funzione purificatrice, brucia tutto ciò che resta del vecchio anno, compresi i mali e le malattie. La credenza popolare è legata alla leggenda che S. Antonio sarebbe padrone del fuoco, compresa la sensazione di bruciore dell’herpes di zoster.

Il culto del Santo a distanza di XVII secoli continua a persistere ed è particolarmente sentito tra le popolazioni rurali.

TUSCANIA: LA VENERAZIONE PER IL SANTO NEL PASSATO

A Tuscania agli inizi nasce come festa dei “Caraciani”, i proprietari di bestiame, che il 17 gennaio offrono un pranzo gratuito ai propri dipendenti. Nella ricorrenza si tiene peraltro la fiera del bestiame. La mattina essi portano il bestiame e gli animali domestici, adornati a festa con nastri colorati, presso il sagrato della chiesa del Riposo, ove il sacerdote recita la formula della benedizione, e successivamente li asperge con l’acqua benedetta. Il Santo, collocato all’interno della chiesa è rappresentato da una statua lignea del XVI sec. che raffigura un vecchio monaco con una lunga barba ed in mano un grosso bastone, cui è appeso un campanello. La chiesa del Riposo quale sede per festeggiare il santo non è scelta a caso, ma poiché fuori porta, lungo le mura cittadine, ove transita il bestiame, prima di giungervi, vi era un grande abbeveratoio detto “Fontanile di S. Antonio” presso il quale si teneva la tradizionale fiera. Nelle adiacenze c’era anche la chiesa con annesso ospizio. Nella stessa mattinata, verso le ore 11,00, un'apposita giuria proclamava vincitori del concorso i gruppi di bestiame più meritevoli. La festa popolare raggiungeva però il suo apice nel pomeriggio, quando nel piazzale di fronte alla chiesa, si radunava tutto il paese a mangiare le frittelle con i broccoli ed assistere ai giochi svolti in onore del Santo. Tra i più ricorrenti “l’albero della cuccagna”(vedi foto a destra), “il gioco della pignatta”, “il gioco della padella”, “la corsa dei cavalli”, “la corsa dell’oca”.

LA VENERAZIONE AL GIORNO D’OGGI

Oggi tale festa non viene più celebrata nel suo più ampio respiro, con l’enorme affluenza del bestiame che si aveva una volta, oltre che per via della diminuzione dei capi stessi, anche perché è carente la diffusione di una cultura tesa alla conservazione delle forti tradizioni che in essa serpeggiano. Tale aspetto della questione, inevitabilmente, va ad incidere negativamente sulla kermesse di Tuscania, compromettendone le tradizioni folcloristiche che, come la storia insegna coincidono con quelle pagane e religiose. Attualmente, per nostra fortuna, per ridare vigore alla tradizione, in Tuscania, gli allevatori di bestiame concorrono alla costruzione di un carro addobbandolo con rami di varia vegetazione, nell’intento di creare un ambiente naturale per gli animali domestici quali galline, conigli, maiali, piccioni, cani, ecc., che sullo stesso vengono alloggiati. Al centro del carro insiste una pianta di cerro, sotto il quale un figurante con tanto di barba e bastone, vestito da monaco, impersonifica il Santo. Il carro è trainato da un trattore, che percorre le vie cittadine fino raggiungere il sagrato della chiesa della Madonna del Riposo, ove si tiene una solenne funzione religiosa. Nel primo pomeriggio, ha luogo la “sagra della frittella” giunta quest’anno alla sua 34ª edizione: sotto la torre di Sant’Agostino viene posto un gran padellone, adibito alla cottura delle frittelle di cavolfiore, gratuitamente distribuite alle persone presenti. Terminata tale manifestazione, presso la P.zza di Torre di Lavello ha luogo un rito pagano: viene dato fuoco ad una gran catasta di legna, con il fine propiziatorio per come sopra spiegato, di debellare definitivamente il male del vecchio anno, come sopra spiegato.

 
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