Acque termali a Tuscania nell'antichità - L'Acquaforte

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Acque termali a Tuscania nell'antichità

Nell’antichità, almeno in epoca romana, Tuscania aveva le sue terme, come del resto era usanza a Roma ed in ogni “municipio romano” che si rispettasse; e Tuscania era divenuto un “municipio romano” fin dal 90 avanti Cristo.

Un bell’esempio di “terme romane” oggi si vede poco prima di iniziare la salita per S. Pietro. Purtroppo, una buona parte di queste (pubbliche o private che siano state, non ha importanza) furono sventrate quando venne costruita “strada nova” (come la chiamano ancora oggi gli anziani), cioè la strada che dal Comune scende verso Porta S. Leonardo (oggi demolita), si dirige verso S. Maria e, seguendo la circonvallazione delle mura castellane, giunge “fuori porta”. Progettata già nel 1915, i lavori per quella strada continuarono nel 1916 fino al 1918, utilizzando i prigionieri austro-ungarici, assegnati a Tuscania durante la Grande Guerra. Con questi ed altri operai locali il Comune fece spianare il dosso (erano le terme romane!) che impediva di recarsi agevolmente verso S. Maria.

Tutti conoscete quei ruderi, da qualche anno recintati, illuminati e curati dalla Soprintendenza per L’Etruria Meridionale. Scendendo, a destra sulla curva, rimane parte della vasca del calidarium, sopraelevata e sostenuta da alcune colonnine di nenfro (le cosiddette suspensurae), tra le quali era convogliata l’aria calda che riscaldava l’acqua della vasca soprastante. Il pavimento del calidarium era a mosaico, con tessere bianche e nere. Quando ero ragazzo, si scorgevano ancora consistenti tracce di quel mosaico: ricordo un bel delfino, che oggi si può ammirare solo in vecchie foto, perché è stato asportato a cura di qualche maniaco collezionista di antichità. Scendendo ancora verso S. Maria, sull’altro lato della strada, forse un giorno si potrà ritrovare la continuazione del pavimento in mosaico, sotto lo spesso strato di terra che certamente l’ha protetto per tanti secoli e l’ha salvato dal sicuro saccheggio dei clandestini [1].

Ma il fatto più importante è che queste non erano le uniche terme esistenti a  Tuscania.
La Città allora si estendeva nell’aera compresa nell’asse dei colli S. Pietro- Rivellino e già tendeva a svilupparsi verso il quartiere di Poggio (mentre verso S. Marco, la Rosa, S. Silvestro e le Monache non esistevano ancora abitazioni). Una via abbastanza transitata doveva essere quella di fondovalle, che risalendo il corso del Maschialo conduceva fino all’Acquarella, dove predominava il fresco verde degli orti, che procuravano verdure e frutta in abbondanza, tanto da essere chiamata nei documenti medievali “Valle dell’Oro” o “Valle Aurana”.
Ebbene, è quasi naturale pensare che risalendo il Maschiolo-Acquarella [2], i Tuscanesi vi possano aver costruito dei bagni (pubblici o privati, non saprei dire), utilizzando proprio l’Acquaforte. Documentazione diretta non ve n’è, ma la loro esistenza si può dedurre dalla lettura di un volume manoscritto della seconda metà del Cinquecento.

 
[1] Chi volesse approfondire la conoscenza degli scavi effettuati nelle “Terme Romane” di Tuscania, può leggere lo studio pubblicato da G. BENDINELLI, Tuscania: Tomba a camera rinvenuta in località “Poggio Calvello”. Resti di costruzioni romane presso la chiesa di S. Maria Maggiore, in “Notizie degli Scavi” (1920, fasc.4°,5°,6°), pp.112-117; così pure è utile il lavoro di S. QUILICI GIGLI, Tuscana (Forma Italiae -Regio VII, volumen secundum), Roma 1970: fig. 243, p. 164 (con planimetria e sezione), foto n. 244, p. 165, fig. 252, p.167 (pavimento in mosaico delle terme). Nel 1929 il podestà, l’Avv. Enrico Conte Pocci, fece continuare gli scavi a sue spese: in quell’occasione usci un bell’articolo dal titolo Importanti scoperte archeologiche a Tuscania (con foto delle terme) sul quotidiano romano "La Tribuna" del 19 maggio 1929, p. 4 (l’articolo non è firmato, ma ritengo che sia di Giuseppe Cerasa; è conservato a Tuscania nell’Archivio privato dei Conti Pocci (inv. I-II-2.11). Ringrazio l’Ing. Cesare Conte Pocci, che me lo ha gentilmente messo a disposizione, come pure mi ha consentito di pubblicare per intero gli altri due articoli che si leggeranno più sotto.

 
[2] Ricordo che l’Acquarella nasce a S. Savino e, percorsi pochi chilometri, in contrada Castelluzza (subito dopo la necropoli), va a confluire nel fosso Maschiolo, proveniente dal Fontanile di Montefiascone; il Maschiolo poi si getta nel fiume Marta sotto la rupe di Pian di Mola (al Bocchettone, poche decine di metri a valle della cartiera).
 
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