Parto - Toscanella - Tradizioni popolari

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Parto

Nascita
NASCITA.

Non ho potuto rintracciare a Tuscania l’uso di invocare per il parto santi particolari, se si eccettui la Madonna e soprattutto S. Anna. La Madonna infatti, in clima cristiano, è considerata la protettrice dei parti «avendo preso il posto della Luna o Lucina pagana»

Le partorienti vengono oggi assistite da levatrici patentate, ma sino ad una trentina d’anni fa erano preferite le «mammane», donne anziane di lunga esperienza e di particolare abilità nel «raccogliere» i bambini.

Quando il parto si annuncia prossimo, alcune donne si recano a Roma, nella chiesa di S. Anna, a prendere un lumino benedetto, che verrà poi acceso nella camera della gestante al sorgere della prima doglia; quando esso sarà del tutto consumato e si spegnerà, nascerà il bambino.

Oppure vien posto in un bicchiere d’acqua la «rosa di S. Anna», un particolare fiore dal popolo così chiamato; quando il bocciolo sarà aperto, allora il nuovo nato vedrà la luce, O anche, si sciolgono lentamente i molti nodi di un cordone di 5. Francesco; sciolto l’ultimo, la gestante partorirà, ed avrà avuto parto facile.

Indubbiamente, in queste pratiche, è ancora una volta presente il principio della similarità, che tanta parte abbraccia del folklore: nessun nodo (che equivale a difficoltà) e un chiaro processo di sviluppo continuo, costante, fluente nel bocciolo che si fa fiore e nel «moccolotto» che pian piano si consuma (cui si sovrappone il motivo religioso dell’offerta a 5. Anna, che ripete il «do ut des» dell’offerta pagana a Lucina), invocano per similarità un parto facile e uno sviluppo completo.

Anche a Tuscania è conosciuto l’uso di imporre alla partoriente in difficoltà il cappello del marito

A proposito di questo costume il Vidossi dice: «A proteggere dagli spiriti maligni, secondo il Samter servirebbero, tutti questi usi, e calzoni, cappelli, berretti ecc., avrebbero per fine di trarre in inganno, con un travestimento, quelli spiriti, che insidiano accaniti la donna di parto, colpita d’impurità, e la sua creatura».Aggiunge poi che il costume od un indumento indica la presenza dell’assente a fine di difesa o di minaccia, che saranno naturalmente più valide se l’indumento è maschile. Ma al travestimento non sono estranei anche i motivi di magia contagiosa per cui indossando le vesti di una altra persona, si crede di acquistare le sue qualità; una partoriente quindi, indossando il cappello o un indumento qualsiasi del marito, parteciperà della forza dell’uomo, ricevendo un aiuto non trascurabile nello sforzo doloroso che la natura le impone.

Non mi risulta che il sesso del neonato abbia particolare importanza per i genitori, o almeno che la nascita di una femmina sia considerata una disgrazia, anche se c’è il detto che suona «Da madre di buona razza, prima femmina e poi maschio»: è voce generale infatti che «i figli sono la benedizione delle case», indipendentemente dal sesso, per cui si dice anche che «Ogni fiarello porta ‘1 su canestrello».

Motivo di orgoglio è per la moglie il fatto che il bimbo sia bello e somigli al marito.

Appena si spande la notizia del lieto evento, subito le comari del rione, gli amici ed i parenti accorrono a festeggiare il neonato ed a congratularsi con la madre, recando modesti regali (scatole di borotalco, scarpette, bavaglini, indumenti di lana, uova, biscotti), e ricevendone in cambio dolci e un bicchierino di liquore.

In base all’ora, al mese e a qualunque altra circostanza relativa alla nascita, si è soliti trarre previsioni sulla sorte e sul carattere del neonato: se nato di lunedì, sarà lunatico; strambo se nato di marzo, e gli «mancheranno tanti venerdì quanti ne mancano alla fine del mese»; se di venerdì sarà sfortunato: «Dopo che il giorno di venerdì, che una volta onorava Venere ed era fortunato, venne a ricordare la passione di Cristo, tutto ciò che si imprende di venerdì va male, e però si considera come disgraziato anche il fanciullo che nasca di venerdì».

I gemelli sono accolti con gioia, essendo considerati apporta-tori di benessere e abbondanza.

Il «nato con la camicia», il neonato cioè che è venuto alla luce avvolto nella placenta, è reputato un favorito dalla fortuna, a patto che la «camicia» non vada perduta; ed è perciò che la placenta vien fatto seccare, e vien messa in un sacchetto, che il bimbo porterà appeso al collo durante tutta la vita.

Usanza questa comune ad altre regioni

Fortuna avrà pure chi nasce in giorni di Santi particolari; le donne nate in agosto avranno molti figli, per un principio di similarità con le galline agostine che sono molto «fetaiole».

«Esistono parecchi trattati medioevali di astrologia» che indicano i giorni felici e i giorni infelici per i nascimenti e gli oroscopi relativi» 12, e molti dei suddetti pronostici indubbiamente derivano da tempi lontani.

Altri amuleti son posti al collo del neonato, o nelle sue fasce, al fine di tener lontani gli spiriti maligni e le streghe, particolarmente pericolose nei primi giorni di vita. Si tratta di cornetti di corallo, appesi sul petto o sul polso del bimbo, o pelo di tasso, che si introduce nelle fasce; o infine «devozioni», taschine a forma di cuore, con sopra ricamata una piccola croce, fatte appositamente dalle monache di clausura, nelle quali sono cucite immagini benedette di santi ridotte in minime particelle, pezzetti di stoffa appartenuta ad antica veste di santi, palma benedetta, fiori propri di qualche santo, paginette di vecchi breviari.

La «devozione» viene avvolta nelle fasce ovvero la si fa pendere sul petto del bimbo a mezzo d’un laccetto di seta.

Tuttavia mai eccessive sono le preoccupazioni per allontanare le streghe e gli spiriti del male.

Una scopa sulla soglia di casa impedisce loro l’entrata.

Non si debbono lasciare i pannolini del bimbo fuori ad asciugare durante la notte, o le streghe li toccheranno apportando malefici al neonato; mi è accaduto, infatti, di vedere donne rilavare gli indumenti dimenticati alla finestra dopo il suono dell’Ave Maria.

Se poi, nonostante tutte le attenzioni, le streghe riescono a «toccare» il bimbo, per liberarlo basterà introdurlo per alcuni minuti in un forno freddo (luogo evidentemente ritenuto sempre purificato dalle fiamme che dentro v’ardono), oppure rivestirlo d’un pezzo di una stola indossata dal sacerdote nel dire Messa.

Com’è evidente, paganesimo e religione corrente si sovrappongono in queste usanze, in un crogiolo di superstizioni comuni ad ogni paese e ad ogni tempo.

Ma altre curiose costumanze regolano i primi giorni di vita dei nuovi nati.

Una cura particolare si ha per il petto delle bambine, che viene strizzato in modo da formare già il capezzolo, che altrimenti diverrebbe «cieco», e, divenendo a loro volta madri, si troverebbero nell’impossibilità di allattare.

Sempre le bambine, vengono, subito dopo la nascita, portate sotto una caldaia: e ciò si fa affinché nessuno si accorga del loro malvagio comportamento s’esse diverranno di facili costumi.

Il primo indumento dovrà essere una camiciola di seta, potentissimo portafortuna.

Propiziatore di fortuna è anche lo zucchero, di cui si usa cospargere alcune parti del corpo del neonato.

Nella vaschetta del primo bagno si porrà poi un rametto d’olivo (a propiziare sul bimbo la pace), un pezzetto di pane (l’abbondanza), oggetti d’oro e d’argento (la ricchezza); negli altri bagni si porrà invece l’amido, perché al bimbo venga una bella pelle.

Particolare attenzione deve essere fatta nel prendere in braccio il neonato: da evitare soprattutto di toccano dietro la nuca (nel «cervelletto»), o se ne danneggerà l’intelligenza.

Nei primi mesi non si dovrà né pesano né misurano, altrimenti non crescerà.

Inoltre i bambini non debbono tenere fiori in mano, o sopravverrà loro la morte.

Il primo alimento della puerpera è la «pappa»: brodo di pollo con pane inzuppato; sarà la madre, o la suocera, a prepararglielo, ed esso favorirà la «discesa del latte». Tempo addietro la «pappa» era sostituita «dall’acqua panata», cioè pane bruscato intinto in un bicchier d’acqua.

Decotti zuccherati di malva, crespignolo e pannatara alleggeriscono il latte materno, qualora esso riesca di difficile digestione al neonato.

La puerpera non deve indossare panni di bucato per evitare emorragie 13; inoltre i primi tre o quattro giorni dopo il parto, ella non deve pettinarsi, onde evitare un’emicrania perenne.

Dal primo nato, la madre può trarre previsioni sul sesso del secondo: se infatti il piccolo avrà il «codino», ossia un ciuffetto di capelli fin sotto la nuca, un fratellino lo seguirà.

Gran cura è richiesta per la prima alimentazione del piccolo svezzato; gli si darà il «pancotto»(pane cotto in acqua con olio e zucchero), e quando avrà compiuto un anno, nel pancotto si ag. giungerà uno spicchio d’aglio.

Per farlo crescere robusto, gli si dà una zuppa di pane e vino e un brodo vegetale di patate, foglie di sedano e di cicoria, aglio, olio e broccoli.

Tuttavia non si lesinano ai piccoli i cibi degli adulti: si crede infatti che essi «abbiano l’anima negli occhi» e che perciò soffrano vedendo mangiare cose per loro proibite.

Se ai primi passi il bimbo cadrà, egli per tutta la vita camminerà a stento; occorre perciò far grande attenzione e prendere precauzioni.

Un bagno di aceto forte bollito con la salvia gli fortificherà i muscoli; e, se non ci sarà troppo tempo in mezzo, bisogna metterlo a terra la prima volta il Sabato Santo, nell’attimo in cui si sciolgono le campane.

Durante i primi mesi di vita, il neonato deve raramente lasciare la culla, sua naturale sede e rifugio contro le forze del male. Questa era fatta un tempo a schiena di tartaruga e di piante palustri intrecciate, oppure cesti di vimini; ma a questo tipo, oggi scomparso, si sono sostituiti i più moderni lettini o le «carrozzine» che si adoperano anche per tale uso.
 
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