Battesimo - Toscanella - Tradizioni popolari

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Battesimo

Nascita
BATTESIMO.

La domenica immediatamente successiva alla nascita, o più generalmente la seconda domenica, il bimbo esce di casa per recarsi a ricevere il battesimo 15 La «Dies Dominica» è scelta, sia quale giorno più adatto a consacrare al Signore una nuova vita, sia perché soltanto in questo giorno tutti sono liberi dalle quotidiane occupazioni e possono perciò partecipare alla cerimonia.

Soltanto nel caso che il neonato venga a trovarsi in pericolo di vita, gli si impartisce anzitempo questo primo sacramento, perché non si vuole che il piccolo, morendo, vada nel Limbo.

Grande importanza ha la scelta del padrino e della madrina del piccolo: per solito si scelgono due fidanzati, e se ciò non sarà possibile, si cercheranno almeno due giovani tra i quali esista reciproca simpatia, in modo da creare tra loro un primo solido e impegnativo legame per la costituzione di un nuovo nucleo famigliare.

Altri invece, per il principio di ambivalenza, ritengono che porti sfortuna ai fidanzati «tenere al battezzo» lo stesso neonato, in tal caso verrebbe a rompersi il fidanzamento.

Esiste per gli uomini una sorta di obbligo, che chiameremo «morale», a far da padrini almeno una volta nella loro vita.

Padrino e madrina sono inoltre tenuti a fare al loro figlioccio i primi regali importanti, e si ricorre in generale ad oggettini d’oro, tra l’altro propiziatori di fortuna.

Il nome del neonato è scelto di comune accordo dai genitori, che vogliono ricordare un loro caro defunto. Per lo più sono i nomi dei nonni che vengono imposti al bimbo; ma poiché non pochi ritengono che questo possa recar loro sfortuna, si sceglie, ma solo raramente, il nome del santo che si festeggia nel giorno della nascita, nel qual caso si dice che «il nome lo porta da se»; più spesso invece, quello dei santi patroni del paese: Secondiano, Veriano, Marcelliano.

Ma veniamo alla cerimonia vera e propria.

Dalla casa del neonato muove, sul mezzogiorno, al termine della Messa cantata domenicale, ovvero all’ora dei Vespri, un corteo che si avvia alla Cattedrale: tutti i tuscanesi vengono battezzati nel Duomo, perpetuando l’antico costume che li unificava presso il medesimo fonte battesimale, che nel Medioevo era quello di 5. Maria Maggiore, chiesa da tempo chiusa al culto.

Una bimba di circa dieci anni precede il corteo tenendo il bimbo tra le braccia; seguono la levatrice col padre, poi il padrino e la madrina; infine, ma ciò avviene soltanto per le famiglie più abbienti, i parenti.

Il battezzando non ha costume speciale; sul suo modo di vestire influisce la stagione e talvolta anche il sesso; fino a qualche tempo fa era prescritto rosa per una femminuccia, azzurro per un maschietto: oggi esso è per tutti bianco.

Un altro uso oggi scomparso, ma di cui si conserva buona memoria, era quello di fare indossare all’ostetrica un mantello bordato di passamaneria argentata, rosso se il bimbo era maschio, bianco se femmina, nel quale ella avvolgeva il neonato stesso.

Entrati in chiesa, il padrino offrirà al sacerdote una candela, che dovrà restare accesa per tutta la durata della cerimonia. Se poi sarà questo il primo battesimo dopo il rinnovo dell’acqua benedetta, il padre o il padrino del bimbo, dovranno inviare al sacerdote officiante un agnello in dono.

Anche a Tuscania si traggono per il bimbo auspici dal modo in cui il padrino reciterà il Credo: se, per caso, non lo pronuncerà correntemente, egli diverrà balbuziente.

E anche il comportamento del bimbo è importante a questo riguardo; se, ad esempio, egli piangerà, è segno che lo aspetta una vita sregolata.

Al termine della cerimonia, si faceva anticamente indossare al neo battezzato una veste bianca, che il bimbo doveva portare ininterrottamente per otto interi giorni. Oggi invece ci si limita ad imporgli sul capo un velo bianco; e così coperto, riprendendo l’antico cerimoniale, lo si depone su un altare consacrato alla Madonna, ove sono stati posti un cuscino e due candele accese; si recita una speciale preghiera di offerta del piccolo alla Vergine e a S. Giuseppe, e il corteo si ricompone allo stesso modo per ritornare a casa.

Lungo la strada, le donne soprattutto sostano a complimentare il piccolo, e si sente frequentemente ripetere l’espressione: «S. Martino, S. Martino», l’unica, si ritiene, a tener lontano il malocchio che facilmente potrebbe impadronirsi del bimbo.

Appena in casa, la madre si prende il figliolino, gli dà il bacio divenuto quasi rituale, poi lo mette nella culla e il piccolo, ignaro della festa in suon onore, dorme placidamente. Se il Battesimo si fa dopo la Messa di mezzogiorno, in casa dei genitori del piccolo si fa il pranzo, cui partecipano tutti i nonni ed i parenti prossimi, la levatrice ed il sacerdote che l’ha battezzato. Il pranzo è quello delle feste più grandi, «ricordatore», come si dice in dialetto. In ultimo si distribuiscono i confetti: celesti se il battezzato è maschio, rosa se si tratta di una femmina.

Se la cerimonia si è svolta di pomeriggio, c’è allora il rinfresco, anche questo fatto con abbondanza di dolci e bevande.
 
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